Dietro una delle leggende più celebri della Sicilia si cela la storia realmente accaduta di Laura Lanza, la baronessa di Carini, una delle testimonianze più emblematiche della condizione femminile nella Sicilia del Cinquecento. Ma chi era davvero Laura Lanza?

Laura Lanza di Trabia nasce il 7 ottobre 1529. È la primogenita di Cesare Lanza, barone di Trabia e conte di Mussomeli, e di Lucrezia Gaetani. La famiglia Lanza appartiene a una delle casate più potenti e prestigiose della Sicilia dell’epoca. In un contesto in cui prestigio e onore rappresentavano valori fondamentali, i matrimoni diventano strumenti di alleanza politica ed economica tra le grandi famiglie nobiliari. Per questo motivo, a soli quattordici anni, Laura sposa il sedicenne don Vincenzo II La Grua-Talamanca, barone di Carini.

La condizione femminile nella Sicilia del Cinquecento.

Nella Sicilia del Cinquecento, appartenere a un lignaggio nobiliare significava per una donna condurre una vita scandita da regole ben precise, dovendo incarnare le virtù ritenute fondamentali nella società del tempo: obbedienza, modestia, fedeltà e riservatezza. La sua autonomia era fortemente limitata, poiché le decisioni più importanti erano affidate agli uomini della famiglia: prima al padre e poi al marito. Per Laura Lanza, il titolo di baronessa implicava vivere all’interno di un sistema che non le permetteva di autodeterminarsi.

L’omicidio della baronessa di Carini.

Il matrimonio imposto dalle logiche familiari diventa per Laura una vera e propria prigione dalla quale cerca di fuggire. Trova conforto tra le braccia di Ludovico Vernagallo, cugino del marito, con il quale intreccia una relazione amorosa. La sera del 4 dicembre 1563, Cesare Lanza sorprende i due amanti e, accecato dalla rabbia, li uccide.

Secondo un racconto tramandato nei secoli, sarebbe stato un frate nonché confessore della baronessa di Carini, a rivelare al padre e al marito di Laura il presunto tradimento della giovane donna. I due avrebbero così pianificato l’omicidio per difendere l’onore della famiglia. Il delitto rimane impunito perché viene giustificato dal movente d’onore secondo la Lex Iulia de adulteriis coercendis, una legge che riconosce al padre il diritto di uccidere la figlia adultera e il suo amante se colti in flagranza di tradimento all’interno della casa familiare.

Delitto d’onore o interessi economici?

Secondo le ricerche delle storico Calogero Pinnavaia, il delitto potrebbe essere legato anche a interessi economici. Cesare Lanza avrebbe contratto un debito con Ludovico Vernagallo e l’eliminazione del giovane gli avrebbe permesso di cancellare tale obbligo economico. Inoltre, l’uccisione della figlia gli avrebbe consentito non solo di nascondere il vero movente dell’omicidio, facendo apparire il delitto come una punizione per adulterio, ma anche di recuperare la dote.

La mano insanguinata.

Una leggenda legata alla baronessa di Carini riguarda la mano insanguinata. Si racconta che, nel tentativo di fuggire al padre, Laura abbia appoggiato la mano a una parete di una stanza del castello, lasciando un’impronta insanguinata che comparirebbe ogni 4 dicembre, anniversario della sua morte. Ancora oggi si narra che il fantasma della baronessa di Carini continui a vagare tra le antiche mura del castello, in cerca di pace e, forse, del suo perduto amore.

La baronessa di Carini: una storia che parla ancora al presente.

Laura Lanza è stata vittima di un sistema sociale in cui la volontà della donna era subordinata al potere maschile. Una dinamica che, pur appartenendo a un contesto storico lontano, richiama ancora oggi le numerose forme di violenza contro le donne. Finché una donna verrà privata della possibilità di scegliere il proprio destino, la storia della baronessa di Carini continuerà a parlare al presente, ricordandoci che l’amore non può mai essere una forma di sopraffazione.

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