Nel romanzo di Marta Lamalfa, per Neri Pozza, l’infanzia di un bambino siciliano diventa il punto d’osservazione di un mondo antico che comincia lentamente a scomparire.
Al centro di Malopasso c’è un confine geografico e insieme simbolico: è il sentiero stretto sullo strapiombo che separa la Tonnara dal resto del mondo. Per Meluzzo, dieci anni e un padre disperso, quel passaggio rappresenta tutto ciò che ancora non conosce e, inevitabilmente, ciò che lo aspetta crescendo.
La Tonnara e il mondo oltre il monte.
Marta Lamalfa ambienta il romanzo nella Sicilia del dopoguerra, mentre il boom economico comincia a trasformare l’Italia senza essere ancora arrivato in questo piccolo universo di pescatori. Alla Tonnara la vita continua a essere scandita dal mare, dal lavoro e da regole antiche, comprese quelle che stabiliscono quando un bambino debba diventare uomo e quale comportamento ci si aspetti da lui. Meluzzo, con il suo passo leggero, le mani troppo piccole e una fantasia capace di attribuire valore persino agli oggetti restituiti dal mare, non sembra però corrispondere al modello che gli viene imposto.

Un romanzo di formazione.
Una delle parti più interessanti di Malopasso è proprio il rapporto tra il protagonista e lo spazio che lo circonda. La Tonnara è casa, protezione e appartenenza, ma progressivamente mostra anche i propri confini. L’annuncio della costruzione di una strada e l’arrivo di un forestiero introducono la possibilità del cambiamento in una comunità che fino a quel momento ha vissuto quasi ripiegata su se stessa.
Lamalfa racconta il passaggio dall’infanzia all’età adulta intrecciandolo a una trasformazione più ampia: quella di un’Italia nella quale luoghi rimasti a lungo isolati stanno per essere raggiunti dalla modernità.
Il Malopasso diventa allora una soglia evidente, forse persino programmatica, tra ciò che si conosce e ciò che si desidera scoprire, tra la fedeltà alle proprie radici e la necessità di immaginare una vita diversa.
E Meluzzo è forse la presenza più tenera del romanzo: nella sua curiosità, nel modo in cui raccoglie e trasforma con la fantasia ciò che il mare restituisce, Lamalfa riesce a conservare qualcosa dello stupore infantile senza renderlo artificiosamente ingenuo. È attraverso i suoi occhi che anche quel piccolo lembo di Sicilia acquista una dimensione più intima e affettuosa.
Meluzzo.
Il romanzo trova i suoi momenti più toccanti e intensi nella descrizione del paesaggio e della vita della comunità, restituiti senza nasconderne la durezza dietro la bellezza del mare siciliano. L’impianto del racconto di formazione si muove su motivi familiari alla narrativa contemporanea: l’infanzia, l’altrove, il paese chiuso, l’arrivo del nuovo. Ma Lamalfa riesce a farli propri soprattutto attraverso la sensibilità dello sguardo di Meluzzo e il forte legame tra il bambino e il paesaggio che lo circonda.
Malopasso è una lettura curata e coerente, sostenuta da un’ambientazione forte e dallo sguardo di un protagonista attraverso il quale Marta Lamalfa racconta il momento delicato in cui un bambino, e insieme il piccolo mondo al quale appartiene, comincia a scoprire che oltre il proprio orizzonte esiste qualcosa d’altro.
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