Dalla crescita del Premio Città di Ceglie Messapica al ruolo dei giovani lettori, passando per le sfide dell’editoria contemporanea: la direttrice artistica racconta la visione culturale che guida un premio che si è affermato, anno dopo anno, nel panorama letterario italiano.
In un panorama editoriale in cui i premi letterari si moltiplicano e non sempre riescono a costruire un’identità riconoscibile, il Premio Nazionale Letterario “Città di Ceglie Messapica” rappresenta un caso interessante. Giunto alla sua quinta edizione, è cresciuto con continuità grazie a un progetto culturale che ha saputo coniugare attenzione alla qualità, apertura al territorio e dialogo con i lettori.
Una crescita che porta la firma della direttrice artistica Maria Antonietta Epifani, studiosa e autrice, che dal 2021 guida il Premio con una visione precisa: farne non soltanto un riconoscimento letterario, ma uno spazio di riflessione sulla narrativa contemporanea.

I numeri del Premio: dai quaranta titoli della prima edizione si è passati a oltre sessanta opere provenienti da alcune delle più importanti case editrici italiane. Ma è soprattutto l’impostazione del Premio ad averne definito il carattere.
Ogni edizione ruota attorno a una parola chiave, trasformando la selezione dei finalisti in un’occasione per interrogarsi sul presente attraverso la letteratura. Nel 2026 il tema scelto è stato “Mistero”, inteso non come semplice genere narrativo, ma come categoria del pensiero: una suggestione che ha invitato gli autori a confrontarsi con l’ignoto, l’immaginazione e la ricerca interiore, offrendo una sorprendente varietà di interpretazioni.
Abbiamo intervistato Maria Antonietta Epifani per ripercorrere il cammino del Premio, riflettere sullo stato dell’editoria italiana e capire che cosa, oggi, renda davvero un libro destinato a restare.
Il Premio Città di Ceglie Messapica è arrivato alla quinta edizione. Qual è il cambiamento più significativo che ha osservato in questi anni, sia nella partecipazione degli autori sia nel rapporto con il pubblico?
Il premio è nato nel 2021 quando il sindaco della città, assegnando al libro Le mute infernali. Dante e le donne (curato da me e da Debora de Fazio) il premio anno zero, mi conferì l’incarico di direttore artistico del Premio Nazionale Letterario “Città di Ceglie Messapica”.
Accettai la sfida: un’idea, un progetto, un percorso continuativo puntualmente concretizzato e portato avanti. Il primo anno si iscrissero quaranta libri di case editrici nazionali e pugliesi e man mano il Premio è cresciuto e si è accreditato sempre di più. Siamo giunti così alla quinta edizione con oltre 60 libri iscritti tra cui figurano numerose e prestigiose case editrici.
Questo Premio (che dirigo, affiancata da una giuria di esperti) rappresenta un’occasione d’incontro e di riflessione su importanti temi-guida del pensiero, ogni anno diversi. Si distingue per la capacità di valorizzare la creatività e il pensiero contemporaneo, diventando un punto di riferimento per scrittori e lettori, oltre che per il territorio pugliese e il suo patrimonio culturale.
La presenza di note case editrici, la scelta altamente qualificata dei finalisti e il parterre dei vincitori danno l’esatta dimensione della professionalità con il quale viene attribuito il Premio. Il pubblico, nel tempo, si è sempre di più avvicinato all’iniziativa ed è cresciuto anche grazie ai tanti scrittori che hanno partecipato.

Ogni edizione del Premio è costruita attorno a un tema. Quanto incide questo elemento nella selezione delle opere e cosa l’ha convinta a scegliere il “Mistero” come filo conduttore dell’edizione 2026?
Abbiamo voluto caratterizzare il Premio con una “parola”, ogni anno diversa, che contrassegna l’edizione e permette una selezione della narrativa che viene pubblicata in quell’anno solare. I libri iscritti rivisitano il gioco scrittorio in una prospettiva “altra”.
Per la quinta edizione la parola è stata “Mistero”, un filo conduttore che attraversa la narrativa, suggerendo una riflessione sul rapporto tra la conoscenza e l’ignoto. Gli scrittori hanno esplorato l’enigma e l’arcano, regalandoci una lettura della realtà altalenante tra immaginazione, ricerca interiore e dubbi esistenziali.
Visti i risultati di quest’anno, “Mistero” è stata una suggestione che ha funzionato molto bene.
Il Premio ha saputo coinvolgere anche una giuria di studenti. In un momento storico in cui si parla spesso della distanza tra i giovani e la lettura, che cosa ha imparato da questa esperienza?
Ho fortemente voluto la presenza della giuria di studenti che hanno avuto la possibilità di contribuire alla selezione delle dieci opere finaliste. L’obiettivo è stato quello di sviluppare capacità di comprensione, riflessione e discussione, di convertire la lettura in un’esperienza gradevole e coinvolgente, di pungolare l’interesse e far scoprire loro che la lettura non è un obbligo scolastico, ma un modo diverso per esplorare il mondo.
I giovani “giurati” hanno affrontato questo compito con responsabilità e impegno, serietà e spirito critico, valutando ogni opera sotto diversi aspetti: qualità della scrittura, efficacia comunicativa, originalità e capacità di suscitare emozioni.
Da direttrice artistica, quali caratteristiche cerca oggi in un libro per considerarlo davvero memorabile?
Un premio letterario dà la possibilità di guardare dall’interno il mondo dell’editoria e di verificarne la qualità, operando scelte libere da qualsiasi pressione esterna. Osservando l’attuale panorama editoriale ci rendiamo conto che spesso alla notevole mole di libri editi non corrisponde appieno la qualità.
Si maschera in un prodotto letterario quello che in realtà non è, sia perché il mercato esige un determinato prodotto sia perché è cresciuta la voglia di raccontarsi e improvvisarsi scrittori. Sono una lettrice seriale, leggo intorno ai 100 libri l’anno, direi banalmente che un libro per considerarlo memorabile è quello che apro e non chiudo dopo poche pagine e che sia scritto in maniera dignitosa.
Tra le molte opere che ha letto in questi anni come giurata e direttrice artistica, esiste un elemento che continua a sorprenderla e che distingue un buon libro da un libro destinato a restare?
Certamente: tutti i vincitori del mio Premio!
Lei si occupa da tempo anche di studi legati all’universo femminile. Ritiene che la narrativa contemporanea stia offrendo nuove chiavi di lettura dell’esperienza delle donne rispetto al passato?
Da diversi anni nei miei studi affronto i temi legati all’universo femminile e ho capito che tante sono le chiavi di lettura concludendo che non è assolutamente facile ingabbiarle in poche righe.
La narrativa contemporanea moltiplica le prospettive e fa emergere dinamiche e tematiche differenti che riflettono le trasformazioni socio-culturali e politiche che hanno interessato e continuano ad interessare il ruolo delle donne nella società.
Tutto ciò ci permette di leggere l’esperienza delle donne in maniera più vasta e multiforme e ci offre spunti di riflessione sui cambiamenti che velocemente avvengono nel presente: abbiamogli strumenti per comprendere le conquiste che ci permettono di affrontare con più sicurezza le sfide future.
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