Il mio vero nome è Elisabeth: disseppellire il silenzio. Un’indagine familiare che diventa denuncia, memoria e straordinario atto di giustizia. La storia di una donna cancellata
Con Il mio vero nome è Elisabeth, pubblicato da Neri Pozza, Adèle Yon firma uno dei libri più potenti degli ultimi anni.
Tutto inizia da un suicidio meticolosamente preparato e da una fotografia. Il volto di un’anziana donna con due cicatrici sulle tempie. Betsy. Una bisnonna quasi sconosciuta, relegata ai margini della memoria familiare, avvolta da frasi evasive e ricordi frammentari. Era triste. Era malata. Ogni tanto gridava. L’hanno lobotomizzata.
Da quel momento il libro si trasforma in una ricerca ostinata della verità. Chi era davvero Betsy? E soprattutto: perché la sua storia è stata nascosta per così tanto tempo?

Più di una storia familiare.
La grandezza di questo romanzo sta nella sua capacità di racchiudere molti generi contemporaneamente. Mémoire, inchiesta, ricostruzione storica, riflessione sulla salute mentale, denuncia sociale.
Yon procede come una detective della memoria. Interroga parenti riluttanti, consulta archivi, recupera cartelle cliniche, documenti, testimonianze. Ogni pagina aggiunge un tassello e, insieme, mostra quanto spesso la storia delle donne sia stata raccontata da altri, deformata, silenziata o semplicemente rimossa.
Perché Betsy non è soltanto una persona. È il simbolo di tante donne considerate scomode, incomprensibili o ingestibili in un’epoca in cui la medicina e la società preferivano correggere la sofferenza anziché comprenderla.
Un libro che lascia il segno.
Ciò che colpisce maggiormente è l’intensità emotiva della narrazione. Yon non cerca mai il sensazionalismo, nonostante la materia narrativa possa facilmente prestarsi al melodramma. Al contrario, scrive con lucidità, rigore e una rabbia controllata che rende il racconto ancora più incisivo.
Pagina dopo pagina, il lettore comprende che questa non è soltanto la storia di Betsy. È una riflessione sul peso dei segreti familiari, sulla trasmissione del dolore tra generazioni e sulla necessità di dare un nome alle ferite per impedirne il ritorno.
Il mio vero nome è Elisabeth è uno di quei libri che costringono a fermarsi. Un’opera che interroga il passato per illuminare il presente e che restituisce dignità a una donna alla quale era stata sottratta perfino la possibilità di raccontarsi.
Un romanzo che è insieme un atto d’amore e un atto d’accusa. E che dimostra come, talvolta, recuperare una storia dimenticata possa diventare un gesto rivoluzionario.
Link per l’acquisto: Elisabeth – Yon
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