Come la poetessa di Medicamenta ha liberato l’erotismo femminile dalla gabbia moralista. Oltre il tabù dell’erotismo femminile.

Per anni l’erotismo femminile è stato un argomento tabù e ancora oggi si fatica a parlarne. Da sempre si è divisi in due fazioni: da un lato un romanticismo appena accennato, che arrossisce a miscelare l’eros con i doveri coniugali. Dall’altro la provocazione sfacciata fine a sé stessa. Difficilmente l’erotismo femminile è stata una necessità di cui poter parlare liberamente.

Per l’uomo il piacere sessuale è sempre stato un diritto scontato. Per la donna qualcosa da censurare, di cui vergognarsi.

Nel 1982 esce nelle librerie italiane Medicamenta della poetessa Patrizia Valduga. Il desiderio femminile si spoglia del pudore e rivendica la sua esistenza attraverso la metrica classica.

Patrizia Valduga, classe 1953, ha saputo liberare, con i suoi versi, l’erotismo femminile dalla gabbia moralista.

Il desiderio autentico.

La poesia di Valduga è un manifesto dell’emancipazione femminile. La donna dei suoi versi esprime un desiderio autentico e rivendica la propria esistenza in quanto femmina, capace di amare, agognare, possedere. nei suoi versi, la donna non è più l’oggetto del desiderio maschile, non è la musa del poeta tormentato, non è il sogno ineffabile dell’uomo.

La donna non è più un labile fantasma d’inchiostro da idealizzare. È soggetto. È colei che ama, che sperimenta il piacere, che osserva e governa il desiderio.

Con Patrizia Valduga la donna diventa, finalmente, soggetto attivo della passione amorosa. E lo fa senza chiedere il permesso, senza farsi intimidire dalla morale imposta dalla società. Svergognata e pudica, romantica e passionale, timida e sfacciata.

È un insieme di travolgenti ossimori che si combinano in una metrica rigorosa. Un corpo che non è più impassibile sotto uno sguardo predatore maschile. Un corpo che agisce in tutta la sua completezza per rivendicare il diritto al piacere sessuale, troppo a lungo taciuto.

Un erotismo rigoroso.

La novità dei versi di Patrizia Valduga consiste nel rigore della metrica. La libertà di espressione non coincide infatti in una dispersione letteraria. Per lei si può scrivere di baci appassionati, sguardi languidi, fluidi corporei che si mescolano a un intreccio di corpi seguendo un metrica classica. Quello che sembra un paradosso è in realtà una scelta precisa.

La rigidità della forma è un marchio espressivo, volto a creare un contrasto con alcune forme colloquiali utilizzate e con le immagini fortemente erotiche descritte. Il rigore formale amplifica il contenuto e lo salva dalla possibile etichetta di volgarità.

In questo modo, l’erotismo poetico di Valduga non è una sfacciata libertà sregolata, ma un viaggio nel profondo umano che segue regole ben precise. La metrica poetica che apparentemente può risultare noiosa e togliere slancio a un verso,

Nelle poesie di Valduga accentua la musicalità, il  ritmo incalzante di passioni travolgenti e spudorate. La parola è così centellinata e non ha lo scopo di scandalizzare il lettore, ma di guidarlo verso un erotismo poetico. Il vocabolario sensuale ed esplicito trova nella rigidità metrica la propria liricità.

La teatralità del corpo femminile

Il corpo in generale, ma in particolare quello femminile è al centro della poesia erotica di Patrizia Valduga. È un corpo che desidera senza vergogna, che ama senza riserve, che tocca senza paura. In tal senso il corpo femminile, fortemente protagonista ha una vocazione altamente teatrale.

È un erotismo scenico. Non attira l’attenzione con sguardo malizioso, ma incatena attraverso una passione travolgente. Fortissime sono le immagini che leggendo le poesie di Patrizia Valduga si stagliano dinnanzi al lettore.

L’audacia dei contenuti diviene performance. I versi così rigidamente costruiti si trasformano in una partitura, il corpo si fa carne, è attore protagonista, il testo è teatro. La precisione con la quale Patrizia Valduga si sofferma a descrivere dettagli anatomici, sensazioni ed emozioni è un modo di rendere l’erotismo teatrale. Pronto ad essere messo in scena, nel buio di una stanza, nell’intimità di una notte.

Ancora un caso isolato?

Per quanto Patrizia Valduga sia una delle voci più interessanti del panorama poetico contemporaneo risulta essere quasi un caso isolato. Sono ancora pochi gli autori che mettono al centro il corpo femminile.

La poetica di Valduga è classicismo e modernità insieme, è ossessiva carnalità in un elegante rigore metrico. L’erotismo femminile raccontato nei suoi versi è un manifesto dell’emancipazione femminile.

È un piacere, un tumulto di sensazioni, una meccanica di corpi che non chiede il permesso per esistere. Patrizia Valduga è stata capace di superare il tabù sull’erotismo che ancora oggi grava sulle donne come la spada di Damocle. Ha spalancato una porta, senza bussare, rivendicando il diritto di essere una donna soggetto, non più oggetto. Ancora troppo poco spazio possiede il piacere femminile.

È ancora motivo di scandalo, vergogna. Mentre quello maschile viene osannato, descritto, cantato, quello femminile è ancora ai margini. Come se l’erotismo femminile fosse solo un mestiere, non un diritto.

Patrizia Valduga ha insegnato che il piacere femminile non ha bisogno di giustificazioni per farsi spazio nella cultura. La sua poesia è ancora oggi un caso troppo isolato, perché ancora oggi ci si scandalizza di qualcosa di puramente naturale. E allora combattiamo il moralismo perbenista, smettiamo di essere donne angelicate e muse ispiratrici e diventiamo padrone della nostra passione. Leggiamo Patrizia Valduga.

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