Il 12 giugno 2026 Francesca Michielin ha pubblicato Magia Bianca, un concept album che guarda al Medioevo per raccontare il presente. Dalla donna angelicata alla “feral girl”: un viaggio nel femminile per rivendicare il diritto di non stare al proprio posto.
Le 9 tracce che compongono l’album fondono streghe, Medioevo, folklore italiano e cultura pop con musica elettronica, dungeon synth e suggestioni anni Ottanta e Novanta. Un universo che ha già trovato vita nel suo Strega Comanda Summer Tour quest’estate. Lo stesso in attesa di approdare nei teatri italiani dall’8 novembre al 3 dicembre 2026.
Al centro di quest’universo c’è una figura antica e allo stesso tempo sorprendentemente contemporanea: la strega. Ma quella di Michielin non è solo una strega stereotipata fatta di pozioni, cappelli a punta e boschi incantati. Prima ancora di diventare un’immagine pop, è una figura storica.

Ricerca filologica e folklore.
In diverse interviste l’artista ha confermato di aver fatto tantissima ricerca sulla storia della stregoneria e della caccia alle streghe. Il filologo Davide è uno dei ricercatori che l’ha aiutata maggiormente. Per scrivere il disco ha studiato diversi testi, tra cui Il Libro dei sabba e Il Vangelo delle streghe. Inoltre, ha letto i saggi sulle donne del medioevo della storica Chiara Frugoni e ascoltato il podcast dello storico Alessandro Barbero.
A Padova ha visitato la mostra “Stregherie. Iconografia, riti e simboli delle eretiche del sapere”, dedicata alla rappresentazione della strega attraverso arte, storia e cultura. La sua ricerca l’ha condotta fin nei luoghi della memoria. Prima a Triora, nell’entroterra ligure, teatro alla fine del Cinquecento di celebri processi per stregoneria. Poi a Fiè allo Sciliar, in Alto Adige, dove le persecuzioni contro le presunte streghe risalgono al primo Cinquecento. Due luoghi diversi, ma accomunati da una memoria della strega che sopravvive ancora nel paesaggio e nel folklore.
Non a caso la traccia Il canto delle anguane fa riferimento a queste creature mitologiche d’acqua sospese tra il mondo umano e quello soprannaturale. Il brano è un omaggio all’omonima traccia di Patrizia Laquidara. Questa cantautrice ha curato la produzione vocale e prestato la sua voce ai cori della canzone di Francesca. Così, è diventata una sorta di ponte tra la tradizione popolare veneta e la sua rilettura contemporanea.
1484.
L’album si apre con 1484, la traccia che l’artista stessa definisce il manifesto programmatico di Magia Bianca. Il titolo richiama l’anno della bolla Summis desiderantes affectibus di papa Innocenzo VIII, legata alla persecuzione delle streghe. Il Medioevo di Michielin non è soltanto un’epoca oscura e lontana. Come ha spiegato in diverse interviste, è un’etichetta che spesso usiamo per indicare ciò che non comprendiamo e che può diventare uno specchio del presente.
È proprio in questo cortocircuito tra passato e presente che nasce 1484. La caccia alle streghe diventa una lente attraverso cui leggere i meccanismi di conformismo e il bisogno di individuare qualcuno da mettere al rogo. Cambia solo il contesto. Ai roghi del passato si sostituiscono oggi i “roghi digitali” dei social, dove il giudizio collettivo può trasformarsi in esposizione ed esclusione. Se il feudalesimo di epoca medievale era un sistema fondato su gerarchie, dipendenza e controllo, il tecno-feudalesimo trasporta alcune di queste dinamiche nell’epoca digitale.
Dalla donna angelicata alla donna “che stride”.
La Michielin non si limita a raccontare delle storie. Mette la figura della strega moderna in opposizione alla donna angelicata del Dolce Stil Novo. La donna taciturna e innocua dalla tradizione letteraria scompare. A prendere la parola è la donna perturbante: quella che non si lascia facilmente definire, che non occupa il posto che le è stato assegnato. Per farlo, parte dall’etimologia stessa della parola strega, interpretata come «colei che stride»: una creatura che rompe l’armonia, introduce rumore, dissonanza. È colei che mette in crisi un sistema pre-stabilito.
Una Donna non può.
Questa figura della donna che “stride” trova una declinazione particolarmente evidente in Una donna non può e Feral Girl. La prima usa un tono ironico e provocatorio. Mette in scena l’insieme delle aspettative e delle proibizioni che storicamente hanno definito ciò che una donna dovrebbe o non dovrebbe essere. Il titolo stesso sembra riprodurre la formula di un giudizio che delimita lo spazio d’azione femminile prima ancora che la donna possa definirsi autonomamente.
La seconda porta questa ribellione a un livello quasi animalesco. La feral girl è una donna “selvatica”, non addomesticata, che rifiuta di conformarsi alle regole imposte dall’esterno. Se Una donna non può parla di un sistema che cerca di contenere la donna, Feral Girl rappresenta la scelta di non farsi addomesticare. In entrambe, quindi, la donna “stride” proprio perché non accetta più di essere armonizzata, normalizzata o resa innocua.
E poi c’è la strega dell’infanzia. Tolkien, Harry Potter, Narnia, Eragon, Fairy Oak, Nina, Fantaghirò, Labyrinth, La storia infinita. Il fantasy che Michielin ha incontrato da bambina ritorna nell’album insieme alla ricerca storica. A questi ricordi appartiene anche Il libro nero di Strega Salamandra, che ha contribuito a costruire il suo immaginario. È forse questa la parte più interessante dell’album: la ricerca filologica e la memoria pop non vengono tenute separate. La strega studiata nei libri incontra quella dei cartoni, dei romanzi fantasy e della musica.

Strega comanda.
La traccia Strega Comanda fa riferimento a un gioco della sua infanzia, in cui una figura stabilisce le regole e gli altri devono seguirle. Nel passaggio dal cortile dell’infanzia al presente, quel meccanismo acquista un significato diverso. La strega non è solo il personaggio fantastico da cui difendersi nè solo colei che dà il via al gioco. È quella che sceglie le regole del proprio spazio. Il gioco, nella sua semplicità, permette a Michielin di riappropriarsi di una parola che nella storia è stata associata alla paura e alla condanna.
Ed è qui che il femminile smette di essere soltanto una questione di rappresentazione e diventa una questione di voce e di potere. La strega è una donna che, per definizione, non coincide con il modello che altri hanno costruito per lei. Che conosce, desidera, parla, agisce e soprattutto non chiede il permesso di esistere fuori dalla norma. Michielin trasforma una figura femminile da sempre identificata come minaccia in un’icona di autodeterminazione. Dalla strega raccontata dagli altri alla strega che si racconta da sola. Dalla strega perseguitata alla strega che, finalmente, comanda.
Magia Bianca o Magia Nera?
La chiave di lettura è nella traccia che dà il titolo all’album Magia Bianca, Magia Nera (e che chiude la versione digitale del disco). È il rifiuto di una divisione netta tra bene e male, luce e oscurità, ciò che è accettabile e ciò che invece deve essere nascosto. Il messaggio non è «questa è la magia buona, questa è quella cattiva». Piuttosto, questa distinzione pone un quesito: chi decide cosa è bianco e cosa è nero?
La “magia bianca” risiede allora nell’accettazione dell’ambivalenza. Per la strega, “altra” per eccellenza, significa rivendicare il diritto di decidere cosa essere o non essere. Il diritto di scegliere, senza lasciarsi rinchiudere nelle categorie che altri hanno stabilito per lei.
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