Batterista dei Karonte, Lara Calistri racconta il rapporto con il suo strumento, l’equilibrio costruito all’interno della band e il significato di essere una musicista in una scena ancora fortemente associata all’immaginario maschile.

Dietro una batteria non esiste un ruolo secondario. È lì che si costruisce il passo di una canzone, che si decide quanto debba correre, fermarsi, colpire oppure lasciare spazio agli altri strumenti. Lara Calistri lo sa bene e nei Karonte ha trovato il proprio posto senza sentire il bisogno di trasformare il fatto di essere donna in un’etichetta.

Nata in Italia e trasferitasi a Berlino, Lara è la batterista dei Karonte, formazione nata nella capitale tedesca e composta anche da Andrea Gini, voce e chitarra, e Adam Nawrot al basso. Una band nella quale convivono provenienze e lingue differenti, ma soprattutto personalità musicali che devono incontrarsi per costruire un suono comune.

Parlare con Lara significa entrare in una dimensione in cui la questione femminile esiste, ma non necessariamente nella forma che ci si aspetterebbe. Alla domanda su quanto pesi essere l’unica donna della formazione, infatti, la sua risposta è netta: prima del genere vengono la musica, la preparazione e ciò che ciascuno è capace di portare sul palco.

Una prospettiva che non cancella il tema della rappresentazione femminile nel rock, nel punk e nel metal, ma lo affronta da un’altra angolazione: quella di una musicista che chiede di essere guardata innanzitutto per ciò che sa fare.Lara, che cosa ti ha portata a scegliere proprio la batteria e che parte di te riesci a esprimere quando suoni?

Ho sempre avuto una grande passione per la musica e questo mi ha portata, quasi istintivamente, a scegliere la batteria. Quando suono esprimo la mia identità di musicista: quella parte di me che può sembrare calma, ma che attraverso il proprio strumento riesce a creare spettacolo ed energia.

Nei Karonte sei l’unica donna. È una differenza che avvertite nella vita della band oppure, quando iniziate a suonare, perde completamente importanza?

Tra noi non esistono uomo o donna: esistono i musicisti. Il frontman dei Karonte è Andrea “KapitanKaronte” Gini, fondatore principale del gruppo, e quello che chiede a me e ad Adam è di dare il meglio delle nostre capacità con i rispettivi strumenti. Quando suoniamo non pensiamo al fatto di essere uomini o donne. Pensiamo soltanto a fare bene il nostro lavoro, a suonare e a trasmetterci energia.

Nel tuo percorso ti è mai capitato di sentirti osservata prima come donna e soltanto dopo come batterista?

In realtà, tra musicisti mi è capitato soprattutto di essere considerata una batterista. Credo che anche nella scena metal e punk una musicista possa essere percepita innanzitutto come tale.Naturalmente non si può negare che la presenza di una donna all’interno di una band composta prevalentemente da uomini, così come quella di una formazione interamente femminile, possa avere anche un forte impatto visivo. Alla fine, però, la penso in questo modo: l’immagine vende, ma il talento ha sempre l’ultima parola.

Andrea Gini si occupa della voce, della chitarra e dei testi, mentre tu e Adam Nawrot costituite la sezione ritmica. Quanto della tua personalità entra nel suono dei Karonte?

Le mie competenze e tutto il bagaglio culturale e musicale che porto con me contribuiscono a dare una personalità precisa alla batteria dei Karonte. Quello che suono non è semplicemente un accompagnamento: la batteria dà un contributo importante alla composizione dei brani e, di conseguenza, alla loro identità.

Per molto tempo strumenti come la batteria sono stati raccontati attraverso parole come potenza, aggressività e forza fisica, caratteristiche spesso associate a un immaginario maschile. Tu che rapporto hai con questo tipo di rappresentazione?

Quando suono mi concentro su quello che sto facendo. Non penso alla batteria attraverso queste associazioni, ma semplicemente come a qualcosa di cui non posso fare a meno. Anche quando non suono continuo a studiare e ad aggiornarmi. Per me la batteria non è legata alla forza fisica o alla mascolinità: è uno strumento musicale e, come ogni strumento, richiede preparazione, impegno e una propria sensibilità.Forse proprio questa normalità è importante: non dover dimostrare di essere una “donna che suona la batteria”, ma essere semplicemente una batterista.

Che cosa diresti allora a una ragazza che vorrebbe iniziare, ma teme di non riuscire a trovare il proprio spazio?Direi prima di tutto di esercitarsi ogni giorno e di capire se suonare è davvero qualcosa di cui non si può fare a meno.Bisogna poi imparare ad andare avanti anche dopo le sconfitte, perché il mondo della musica è una continua montagna russa. Non tutto procede come vorremmo e non sempre i risultati arrivano quando li aspettiamo.

È fondamentale continuare ad aggiornarsi. Studiare, migliorare e non considerarsi mai arrivati fa parte del percorso di ogni musicista.

Perché, alla fine, il punto sembra essere proprio questo: prima ancora di chiedersi quale spazio possa occupare una donna dietro una batteria, bisognerebbe ascoltare ciò che quella batterista è capace di fare. Ed è esattamente lì, nel momento in cui iniziano a parlare le bacchette, che le definizioni smettono di servire.

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