L’ascesa di Sabrina Impacciatore è una rivincita delle over cinquanta come valore nel tempo. Un traguardo a cui non siamo abituati. Ma ci sono tanti esempi di tenacia e bellezza femminile over 50.
Over a chi? Sabrina Impacciatore è riuscita a imporsi a 54 anni a livello internazionale grazie al ruolo di Valentina nella seconda stagione di The White Lotus. Dove interpreta Valentina, una donna realizzata a livello professionale che vive una profonda repressione emotiva e sessuale. E riesce a compiere un processo di liberazione. Un ruolo complesso che difficilmente sarebbe riuscita ad ottenere nel cinema italiano.
Il successo di Sabrina.
Il suo successo è un monito per la nostra industria cinematografica. Sottolinea come spesso non si sappiano valorizzare i talenti adeguatamente. Impacciatore è solo una delle attrici che sta vivendo appieno la sua carriera e anche la sua bellezza oltre i cinquanta anni. Jennifer Coolidge co-protagonista nella stessa serie The White Lotus sta avendo già da tempo successo dopo essere stata legata a lungo a ruoli marginali. Ha ricevuto un Golden Globe e due Grammy Awards a ben sessanta anni compiuti.
Il duetto tra le due attrici nella serie tv è diventato virale sui social.
In una recente intervista al Corriere ha affermato: “La mia vita è un miracolo: sto vivendo una nuova vita. Dopo The White Lotus tutto è cambiato e ora sono al Tribeca con due film. Quando mi dissero che ero vecchia pensai fosse finita, invece ho ricominciato da Shakespeare su Zoom”.
Il valore dell’autenticità.
Grazie alla sua naturale verve non omologata, Impacciatore ha conquistato gli Stati Uniti nella serie tv The Paper. La sua apparizione al talk show di Jimmy Kimmel ha evidenziato l’autenticità e la passionalità vulcanica rompendo la rigidità delle star di Hollywood. Ha dimostrato che l’unicità e la padronanza del proprio mestiere maturate in trent’anni di palcoscenico e cinema sono un punto di forza.
Attualmente è protagonista nel nuovo film di Alessandro Borghi Un’altra madre nel suo primo ruolo drammatico.
Come sta cambiando il cinema italiano?
Il percorso di Sabrina Impaccciatore è un sintomo sociologico e culturale di un cambiamento in atto. Il cinema italiano l’aveva spesso relegata al ruolo di comica o amica nevrotica. La sua ascesa non è solo un traguardo personale ma un precedente importante che esalta il valore artistico di un’attrice.
L’industria cinematografica italiana ha due grandi limiti: la categorizzazione in un determinato personaggio e la scarsità di ruoli per donne over 40.
I ruoli per le attrici in Italia diminuiscono drasticamente dopo i quarant’anni. Spesso diventano solo “madri” o “mogli”. Il pubblico attuale, compreso quello più giovane, ha dimostrato di apprezzare il bagaglio di vita lo spessore e l’ironia che caratterizzano una donna non più giovane.
Si cercano finalmente volti che possano raccontare storie vissute verità espressive che la giovinezza non può avere. Donne mature complesse libere imperfette e talvolta spregiudicate. Si è sviluppata un’empatia verso chi riesce ad affermarsi nel tempo perché rispecchia una realtà sociale per cui la vita non si ferma e si definisce entro i quaranta.
Sabrina Impacciatore ha scelto di non cedere ai canoni estetici della chirurgia di massa accettando il proprio corpo e volto per quello che sono come strumenti di lavoro. Rimanere naturali significa accettare il cambiamento e viverlo serenamente. È arrivata al successo dopo i 50 rimanendo nella sua concretezza senza perdere la testa.
Monica Bellucci.
Un’altra attrice e modello di autenticità che continua a riscuotere successo è Monica Bellucci che condivide con l’Impacciatore nonostante rappresentino un’estetica diversa la scelta di vivere la propria età e il proprio status di autenticità.
Ex top-model e icona di bellezza mediterranea nel mondo ha sempre dichiarato con serenità la decisione di non stravolgere i propri tratti accogliendo le rughe d’espressione e ridefinendo il concetto di sensualità over 40. La sua presenza scenica risiede nella gentilezza nella semplicità e sicurezza del proprio percorso. Una rarità in un’epoca dominata dal culto delle micro celebrità e dell’apparenza patinata.
Helena Bonham-Carter.
Un’altra dimostrazione di autenticità e anticonformismo allo star system è Helena Bonham-Carter. L’attrice di origine inglese ha affermato in diverse interviste la sua filosofia sul tempo che passa relativa alla libertà di movimento di tutti i muscoli del viso che possono vantare sempre meno persone e sulla scelta da parte dei registi di attrici con volti naturali.
Le rughe e gli occhi segnati dal tempo hanno permesso alla Bonham Carter di interpretare ruoli complessi anche nella maturità come la Principessa Margaret in The Crown. A sessanta anni il suo stile punk vittoriano eccentrico e libero dimostra come il miglior trattamento anti-età sia l’assenza di ansia nel dover compiacere gli altri o i canoni tradizionali di Hollywood. L’espressività è fondamentale per un’attrice per trasmettere ogni tipo di emozione.
La chirurgia altera la mappa di un volto modificando zigomi occhi o proporzioni ed espressività. La fronte rugosa e i segni del tempo permettono di trasmettere le emozioni a un personaggio.
Prima di tutte: Anna e Virna.
Anna Magnani e Virna Lisi hanno rappresentato la personificazione dell’autenticità in un’epoca in cui Hollywood imponeva il glamour a entrambe. La Magnani si è imposta a livello internazionale fino a conquistare l’Oscar nel 1956 per La rosa tatuata nonostante le occhiaie i capelli spettinati e la risata sguaiata. Un’icona di autenticità e stile.
È spesso ricordata la battuta rivolta al suo truccatore sul set: «Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. C’ho messo una vita a farmele venire!». Un’affermazione che sintetizza il rifiuto della snaturalizzazione. Le rughe come segno di vita vissuta di sofferenza passione e identità di una donna e attrice.
Rughe come strumento di narrazione.
Ha anticipato i tempi nella consapevolezza che il volto è un territorio narrativo. In Bellissima di Luchino Visconti dimostra questa verità. Il film è un capolavoro di modernità tuttora valido. Magnani interpreta il ruolo di una madre che fa enormi sacrifici per far entrare la sua bambina nella fabbrica dei sogni di Cinecittà.
Quando assiste di nascosto al provino della figlia e sente i registi e i produttori ridere spietatamente della goffaggine e genuinità della bambina capisce che quel mondo in realtà è cinico freddo e pronto a deformare la realtà pur di renderla commerciabile. Rifiuta il contratto cinematografico per la figlia. Sceglie di proteggerla di tenerla con i piedi per terra.
Virna Lisi.
Un altro esempio è Virna Lisi rinomata per la sua bravura e bellezza. Negli anni Sessanta ha rifiutato un contratto con la Paramount perché lo star system hollywoodiano voleva relegarla nel ruolo di “bionda sexy e ingenua”. Tornata in Italia ha scelto consapevolmente di abbracciare i segni del tempo dichiarando di non vedere l’ora di invecchiare per poter finalmente interpretare ruoli drammatici intensi e complessi come quello con cui ha trionfato a Cannes per La regina Margot a vigilia dei suoi sessanta anni.
Isabella Rossellini.
L’evoluzione della percezione dell’età si è avuta anche nel mondo della moda. Il caso di Isabella Rossellini con Lancôme rappresenta uno dei capitoli più noti e discussi in merito alla discriminazione anagrafica. Isabella Rossellini fu licenziata dopo essere stata volto iconico per quattordici anni del brand. Fu licenziata a quarantatré anni perchè considerata “troppo vecchia” per rappresentare l’ideale della giovinezza eterna voluta dai dirigenti dell’epoca.
Nel 2018 la stessa azienda l’ha riassunta all’età di 65 anni. Sotto la guida della nuova CEO di Lancôme che ha ammesso pubblicamente l’errore commesso in passato. Il motivo del suo ritorno, infatti, è stato dovuto a una strategia commerciale di logiche anagrafiche invertite. Il cambio di rotta è stato dovuto al cambiamento del mercato che ha abbracciato un target di donne over quaranta che volevano una realtà autentica e non una finzione di eterna giovinezza.
Evoluzione.
Rossellini da parte sua ha preteso un ruolo attivo nella comunicazione del brand. Ha contribuito a ridefinire i messaggi commerciali modificando le diciture dei prodotti da “anti-age” a concetti legati alla luminosità e alla valorizzazione della pelle matura diventando la testimonial della linea Rènergie Multi-Glow.
Ha anche parlato spesso di bellezza al naturale del suo rifiuto della chirurgia estetica e del paradosso dell’età “mai giusta” da parte dell’industria cinematografica. Le è stato detto per anni che non era abbastanza giovane per ottenere determinati ruoli.
Oggi che ha superato i 60 le capita l’esatto contrario perché viene truccata con effetti speciali per apparire più vecchia di quello che è.
Per il cinema l’età di una donna non è mai considerata adeguata per un verso o per un altro.
Oggi si è ritrovata a essere più cercata rispetto al passato sia dal cinema che dalla moda. L’invecchiamento ha portato una libertà creativa svincolata dall’obbligo di piacere a tutti e del pregiudizio estetico di cui ha parlato in una recente intervista a Vanity Fair.
L’autoproduzione.
Il fenomeno ageismo è una realtà. Molte attrici di fronte alla scarsità di ruoli complessi over cinquanta hanno smesso di aspettare di essere scelte dai produttori.
Star come Julia Roberts, Reese Witherspoon e Nicole Kidman hanno fondato le loro case di produzione per finanziare storie su misura rifiutando il diktat a di invecchiare con grazia per rivendicare la loro indipendenza artistica. Un esempio è il grande successo della serie tv Big Little Lies prodotto e interpretato da Reese Witherspoon e Nicole Kidman.
Talento.
Il talento non ha bisogno di tempo per stratificarsi. I volti segnati dall’esperienza portano sullo schermo una verità che la giovinezza non può avere. Come dimostra il percorso di Sabrina Impacciatore la chiave del successo tardivo è la tenacia: rifiutarsi di farsi da parte quando il cinema decreta una scadenza biologica e visiva.
L’età è un indicatore anagrafico che non limita le possibilità espressive e professionali. Ciò che conta è proteggere quell’unicità espressiva che ci rende unici e capici di raccontare storie uniche.
Dovremmo ricordarci il consiglio di Mark Twain: “La vita è breve. Rompi le regole, perdona velocemente, bacia lentamente, ama profondamente, ridi incontrollabilmente e non rimpiangere mai ciò che ti ha fatto sorridere”.
L’importanza di rimanere se stessi è un valore nel tempo a livello personale e lavorativo.
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