Quante e quali sono le prigioni moderne dell’umanità e come è possibile scappare da queste? Lo abbiamo chiesto a Liuba nel corso dell’inaugurazione della sua personale Borders of Humanity presso l’Associazione Culturale Movimento Aperto (via Duomo 290/c, Napoli), curata da Stefano Taccone e patrocinata dal Comune di Napoli.

Liuba è un’artista contemporanea la cui ricerca intreccia performance, poesia visiva, fotografia e video. Laureata in Semiotica dell’Arte all’Università di Bologna con Umberto Eco e Omar Calabrese, esplora temi come l’identità, la spiritualità, le relazioni umane e le convenzioni sociali. Le sue opere, spesso partecipative e site-specific, riflettono sul rapporto tra individuo e società, attribuendo all’arte un importante potere trasformativo.

Il percorso artistico di Liuba si articola attraverso una produzione stratificata e poliedrica, che abbraccia performance, video, fotografie, pittura e scrittura, sempre caratterizzata da una profonda attenzione ai temi sociali e umani.

Uno dei progetti iniziali che hanno segnato la sua ricerca sono le “Mummie Vincenti” (1999-2001), nati dal desiderio di esorcizzare il disagio provato al ritorno a Milano, la sua città natale, dopo gli anni trascorsi al DAMS di Bologna. In quell’occasione, LIUBA osservava con spirito critico e una certa dose di insofferenza alcune dinamiche della società meneghina, rappresentate simbolicamente nelle sue opere.

Questo progetto si collega idealmente a questioni attuali come l’inclusione e l’esclusione sociale, esplorate più di recente nei suoi lavori sui rifugiati, stretti tra le contraddizioni di una sinistra con retoriche inclusive e una destra che sembra avvolgersi attorno a slogan come “prima gli italiani”.

Borders of Humanity e le nuove umane prigioni.

Dal 15 ottobre al 15 novembre 2026, LIUBA è protagonista della mostra Borders of Humanity presso l’Associazione Culturale Movimento Aperto (via Duomo 290/c, Napoli), curata da Stefano Taccone con il patrocinio del Comune di Napoli.

L’inaugurazione, tenutasi il 15 ottobre 2026, ha offerto ai visitatori un primo sguardo su un progetto che si sviluppa lungo confini tematici universali come appartenenza, identità e cittadinanza. La mostra mette in relazione opere prodotte in diverse fasi della carriera dell’artista, dalle serie storiche delle “Mummie Vincenti” fino ai lavori più recenti dei progetti “You’re Out” (2014-2016) e “Borders of Humanity“. Questa esposizione anticipa inoltre una performance partecipativa prevista per il 7 marzo 2027 in Piazza del Plebiscito a Napoli, basata su esperienze artistiche sviluppate a Berlino.

Ho chiesto al vernissage di Borders of Humanity a Liuba quali fossero le nuove prigioni dell’umanità e lei mi ha parlato delle dipendenze dalle nuove tecnologie ma ho desiderato domandarle soprattutto in cosa consistessero l’alternativa e la soluzione odierna e lei mi ha risposto che la consapevolezza dei nostri umani limiti probabilmente puo’ diventare una grande traguardo da provare a raggiungere per tutti noi.

Tirando le somme su Borders of Humanity.

La capacità di Liuba di intrecciare corpo, emozioni e media si manifesta in opere che superano le barriere estetiche convenzionali. Un esempio emblematico è “You’re Out”, opera videoperformativa che accoglie i visitatori della mostra quasi come una premessa concettuale.

Qui, l’artista esplora il fragile equilibrio tra la materialità dei corpi e l’evoluzione delle emozioni, sviluppando una metafora potente legata alla società contemporanea. Taccone osserva che i lavori di LIUBA non si limitano alla forma visiva: dalla pittura al collage fotografico e oggettuale, sino alla scrittura che assume registri diversi in ogni ciclo, si percepisce una versatilità espressiva che riflette il dinamismo del suo approccio.

Un esempio illuminante è il Ciclo delle Farfalle, in cui la componente pittorica si fonde con collage di materiali comuni come foglie o carta igienica. Qui, la scrittura abbandona le lettere rigide e formali dei cicli precedenti per lasciare spazio a un corsivo più fluido ed emotivo, guadagnando maggiore introspezione e profondità. Come sottolinea Taccone nel suo saggio critico L’enigma del confine, che accompagna la mostra, i temi affrontati nell’opera di LIUBA — cittadinanza, inclusione ed esclusione — riflettono conflitti fondamentali che scandiscono la sua ricerca artistica, costituendo il nucleo del suo approccio multiforme.

Borders of Humanity rappresenta non solo una panoramica sul ricco universo creativo di LIUBA, ma anche uno stimolo per riflettere sulle tensioni politiche e sociali del nostro tempo attraverso il linguaggio complesso ed evocativo dell’arte contemporanea.

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