Il volume di Michele Giorgio affronta l’inclusione come pratica concreta, mettendo in relazione competenze, esperienza e attenzione alla persona. L’inclusione non è una dichiarazione d’intenti.
La parola “inclusione” appartiene ormai al nostro lessico quotidiano. La pronunciamo nella scuola, nello sport, nelle istituzioni, nel dibattito pubblico. Il rischio, proprio per questo, è che finisca per trasformarsi in una formula rassicurante, tanto condivisibile quanto priva di conseguenze reali.
Disabilità e inclusione, un viaggio attraverso lo sport e la riabilitazione di Michele Giorgio e pubblicato da Officine Pindariche Editore, parte da una prospettiva interessante e per certi versi rivoluzionaria: includere significa fare. Significa conoscere le difficoltà, individuare gli strumenti adeguati, interrogarsi sulle proprie pratiche e soprattutto riconoscere la persona prima della condizione che la definisce agli occhi degli altri.
Il volume tiene insieme riflessione teorica ed esperienza pluriennale sul campo, affrontando i diversi contesti nei quali l’inclusione deve smettere di essere un principio astratto per diventare una possibilità concreta: quello educativo, sportivo e, più in generale, sociale.

Osservare, ascoltare, agire.
È significativa la scelta di aprire il percorso con il motto latino Nec scire omnia, non è necessario sapere tutto. Non è una rinuncia alla competenza, tutt’altro. È il riconoscimento che lavorare con le persone richiede anche la capacità di non considerare mai concluso il proprio sapere.
Da questa consapevolezza nasce uno degli elementi più convincenti del libro: l’assenza di soluzioni miracolose e di formule valide per ogni situazione. Michele Giorgio propone invece un metodo fondato su tre azioni essenziali: osservare, ascoltare, agire. Tre verbi semplici che implicano responsabilità, preparazione e disponibilità a modificare il proprio punto di vista.

Ed è proprio qui che Disabilità e inclusione acquista il suo valore maggiore. Non parla delle persone con disabilità come destinatarie passive di interventi pensati da altri, ma invita a ripensare gli ambienti, le relazioni e le opportunità affinché ciascuno possa partecipare secondo le proprie possibilità.
È un libro competente senza essere distante, rigoroso senza perdere la dimensione umana. Utile per chi lavora nella scuola, nello sport e nel sociale, ma prezioso anche per chi desidera comprendere che l’inclusione autentica non consiste nel concedere uno spazio a qualcuno: consiste nel costruire una società nella quale quello spazio gli appartenga già.
Link per l’acquisto: Michele Giorgio – Disabilità e inclusione
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