Maria Manna è una versatile artista informale, nonché attrice, autrice e regista. Il 14 marzo 2026, alle ore 18.00, Lineadarte Officina Creativa ha ospitato l’inaugurazione della mostra personale di Maria Manna, dal titolo“Lettera d’amore (mai scritta)” L’intervista.
Maria Manna è un’artista tessile con un percorso formativo presso l’Accademia di Belle Arti, nella sezione di Scenografia, dove ha discusso una tesi sperimentale in Storia dell’Arte incentrata sulla Mail Art. La sua pratica si sviluppa da anni attraverso una ricerca artistica interdisciplinare che indaga il legame tra tessuto, colore, memoria, corpo e narrazione. Questo lavoro integra aspetti psicologici edemotivi, conferendo profondità alle sue opere.
Il punto focale della sua indagine risiede nell’esplorazione dell’infanzia come territorio simbolico e formativo, un interesse alimentato da studi nel campo della psicologia, dell’analisi infantile e delle dinamiche emotive. Tale approccio è chiaramente visibile nel progetto “Storie di bambini qualunque”, che si dedica a valorizzare le esperienze quotidiane e a rendere omaggio alla memoria individuale.
La carriera di Maria Manna è arricchita da numerose partecipazioni a mostre personali e collettive. Parallelamente, ha intrapreso percorsi formativi e di ricerca che spaziano tra recitazione, teatro, cinema, arte come terapia e poetica visiva, intrecciando questi ambiti con la performance art. Inoltre, la sua creatività si esprime anche attraverso la scrittura e la regia.
La sua pratica artistica ed educativa impiega il tessuto e materiali di recupero come strumenti espressivi e relazionali, promuovendo processi creativi accessibili e orientati all’ascolto, con particolare attenzione ai contesti educativi, sociali e culturali.
Il nuovo progetto “Lettera d’amore (mai scritta)”.
Il 14 marzo 2026, alle ore 18.00, Lineadarte Officina Creativa ha ospitato l’inaugurazione della mostra personale di Maria Manna, dal titolo Il nuovo progetto “Lettera d’amore (mai scritta)”. Questo progetto artistico intreccia pittura, tessuto e memoria emotiva, proponendo un dialogo intimo tra materiali e sentimenti..
Le lettere originali, parte integrante della mostra, saranno esposte insieme alle opere, perdendo il loro carattere intimo per acquisire una dimensione condivisa. Al centro del percorso si erge l’installazione Atto di cura, uno spazio immersivo realizzato in legno e lana rossa, in cui un ramo ferito e ricomposto diventa metafora della fragilità dell’essere umano e del desiderio di guarigione. La mostra si presenta così come una lettera aperta al pubblico, un luogo di riflessione e ascolto in cui parole, fili e colori raccontano l’universalità del bisogno di essere visti, accolti e amati.
E noi ne abbiamo voluto approfittare per intervistare l’artista Maria Manna sulla sua ultima esposizione ma anche su altro:
Ciao Maria, parlaci di te e presentati ai lettori di Pink Magazine Italia…
Sono un’artista che lavora sulle emozioni, sui non detti e su tutto ciò che resta sospeso tra ciò che proviamo e ciò che non riusciamo a dire. Il mio percorso attraversa diversi linguaggi – pittura, scrittura, performance – ma il filo conduttore è sempre lo stesso: dare forma a ciò che spesso resta invisibile.
Il mio lavoro nasce dall’ascolto, mio e degli altri. Negli anni ho imparato che le storie più universali sono quelle più intime, e che anche una fragilità può diventare un atto creativo.
Da Balloons a Storie di bambini qualunque — tutto è un susseguirsi di stratificazioni, memoria, vita, coscienza, riflessione sull’essere. Fino a giungere a Lettera d’amore (mai scritta).
È una pittura che cuce l’animo umano, un lavoro che evolve nel tempo: olio e cuciture su tela, rigorosamente a mano.
Due mie opere sono in collezione permanente al Museo Pinacoteca di Teora e alla Biblioteca Civica di Rovereto, e il mio lavoro è presente nell’ultimo trattato di arte del Novecento del prof. R. Pinto, La Figurazione Materica.
“Pittrice”, “Performer”, “Scrittrice”, “Attrice”, “Regista”, quale definizione ritieni ti rappresenti maggiormente oggigiorno?
Non mi riconosco in una sola definizione. La pittura, la scrittura, la performance e il cinema sono strumenti diversi per raccontare lo stesso nucleo: emozione, memoria, corpo.
Se devo sceglierne una, uso “artista”, ma non come etichetta. È la parola che lascia spazio a tutto ciò che faccio, che contiene senza limitare e che descrive il percorso più che il titolo.
Cos’è “Lettera d’amore (mai scritta)” e a chi è rivolta?
È un progetto partecipativo che nasce dall’urgenza di dare voce a parole mai dette.
Ho raccolto lettere sospese: scritte per fermare un addio, trattenere un corpo, riparare una crepa. Tremanti, rabbiose, ingenue, ferite. Non le ho solo lette: le ho ascoltate.
Nascono così le Lettere dipinte / Lettere cucite: acrilico e olio velano le parole, il filo rosso attraversa la tela come una sutura — lega, ferisce, ricuce. Non raccontano solo la fine di un amore, ma ciò che resta, ciò che tiene insieme le parti spezzate.
Il progetto ha avuto risonanza internazionale: le lettere sono arrivate dall’Italia, ma anche da Bulgaria, Bielorussia, Norvegia e altri Paesi, confermando che la necessità di dire ciò che non è stato detto è universale. Quelle lettere, un tempo indirizzate a qualcuno, oggi sono aperte a chi le guarda, e a chi, forse, si riconosce tra le righe.
Tre motivi utili perché i nostri lettori dovrebbero visitare la tua esposizione…
Perché non è solo da guardare, ma da attraversare. Perché dentro quelle lettere c’è qualcosa che riguarda tutti: una perdita, un’attesa, una parola mancata. Perché è uno spazio che rallenta, che obbliga all’ascolto e mette in relazione chi ha scritto, chi ha creato e chi guarda. La mostra è visitabile fino al 28 marzo presso Lineadarte Officina Creativa, via San Paolo ai Tribunali 31, Napoli.
Puoi affermare di aver visto molti cerchi chiudersi mediante la scrittura di lettere d’amore?
Sì, ma non sempre chiudono. A volte riaprono, a volte fanno male. Ma trasformano. La scrittura è un attraversamento: chi lo compie non è più lo stesso.
Quale è il premio che ti ha soddisfatta maggiormente e quello invece che vorresti ricevere e che non ha ancora ricevuto?
Il riconoscimento più importante è quando qualcuno si riconosce in un mio lavoro. Quando una persona si ferma davanti a un’opera e sente che parla di lei, lì accade qualcosa di reale, qualcosa che non ha bisogno di essere certificato.
Non inseguo un premio preciso. Mi interessa che il lavoro continui a muoversi, a incontrare, a generare.
Tirando un momentaneo bilancio, cosa credi ti abbia dato e lasciato finora a livello emotivo Storie di bambini qualunque e cosa invece Lettera d’amore mai scritta?
Storie di bambini qualunque è stato un lavoro di immersione nell’infanzia, nella memoria, nell’origine. Mi ha insegnato l’ascolto e la responsabilità.
Come suggerisce Georg Groddeck, l’immagine che osserviamo è sempre una mescolanza tra ciò che è esterno e ciò che portiamo dentro di noi. Le storie prendono vita tridimensionale: personaggi in pezza, realizzati con stoffe recuperate, che spesso si impongono oltre la mia volontà.
“Lettera d’amore mai scritta”, invece, mi ha portata dentro una vulnerabilità più adulta e intima. Se il primo progetto guardava l’altro, questo ci mette tutti dentro: è uno specchio condiviso.
Quali i tuoi prossimi progetti?
Sto lavorando a più direzioni contemporaneamente. Da un lato c’è il desiderio di far continuare Lettera d’amore mai scritta, senza interrompere questo flusso, permettendogli di camminare ancora e incontrare nuove persone.
Dall’altro, sto sviluppando nuovi progetti, tra cui l’idea di portare il mio lavoro nel sottosuolo napoletano: uno spazio carico di memoria, stratificazione e profondità, in cui il dialogo tra materia, corpo ed emozione possa amplificarsi. Mi interessa che i progetti convivano, che non si sostituiscano, ma che crescano insieme, mantenendo viva la mia ricerca e la mia sete di sperimentare.
Un sogno come donna e uno come artista
Come donna: restare libera e fedele a ciò che sento. Come artista: lasciare opere che continuino a parlare nel tempo, attraversabili da chiunque, anche molto lontano da me.
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