Un mondo soltanto di Giulia Baldelli edito da NN Editore uscito il 30 giugno 2026 attraversa un arco temporale che va dal 1995 ai giorni nostri.

Sulla copertina del romanzo c’è una foto, sembra uno scatto rubato che ritrae delle ragazze che potrebbero essere le protagoniste della storia: Tessa, Cecilia, Irene e Virginia. È una fotografia di Claude Nori della Riviera del 1995, perfettamente in linea con il romanzo: un’adolescenza ferma in un istante.

Una sera del 2024 Rita avvolta in un cappotto giallo, la nonna di Tessa, arriva a casa sua, quando ormai lei è una donna adulta, in procinto di affrontare una separazione e ha con sé una scatola che sembra essere quella degli abiti del suo negozio, e che invece in realtà contiene frammenti di vita, ricordi: foto, bracciali, diari, disegni ecc.

Tessa.

Tessa ricucirà i lembi del passato con questi pezzi di vita intrecciandolo alla storia dell’Italia: una storia nella Storia.

Lei personaggio ostico, scostante, ruvido a tratti antipatico ci condurrà alla scoperta dell’origine e dell’evoluzione del legame tra queste quattro donne così diverse tra loro.

La loro relazione è il filo di questa storia. Il primo incontro risale ai tempi del liceo, hanno sedici anni e vivono nella provincia marchigiana, a Fano. L’aedo come dicevo è Teresa, detta Tessa, la ragazza arrivata a sconvolgere l’equilibrio del gruppo, quella che capita per caso nel giro di Cecilia, Irene e Virginia. Lei vestita come una bambina intenerisce Cecilia che immediatamente le fa posto accanto a sé, suscitando la gelosia di Virginia.

Tessa, ha una vita segnata: la madre Beatrice è una tossicodipendente, il padre non l’ha mai conosciuto. A dieci anni approderà a casa di sua nonna della quale non sapeva nulla mentre la madre entrerà in comunità.

Diventerà una “Santa”, il soprannome dato alle quattro, intendendo un legame quasi religioso, una piccola comunità di donne e finalmente si sentirà parte di qualcosa, tentando di levare le ancore dalla bambina ferita che è, ma attingendo anche dal modello delle amiche.

Una storia di formazione non di un singolo legame, ma di un gruppo.

Tessa, evolve attraverso le altre che diventano radice di affetto, famiglia scelta.

Il personaggio della nonna è quello che mi ha commosso di più. Rita ama attraverso i gesti e dimostra nel corso dell’evoluzione del romanzo una grande capacità di accoglienza e apertura mentale, nonostante l’inizio appaia fredda e severa. E’ lei la custode della memoria della nipote che la invita a narrarlo senza però farsi imprigionare.

Tessa, si cercherà per tutto il racconto. Il sesso sarà un modo per inseguirsi e sentirsi viva, come anche l’alcool, una modalità per continuare a ferirsi e punirsi non sentendosi meritevole di felicità, lei che si definisce cattiva per non nutrire alcun affetto per la madre e non raccontare i mostri che la abitano. Poi arriverà la scrittura, un tentativo di veicolare il dolore, di mettere chiarezza, di costruire argini indagando sé e gli altri.

Chi ha però il diritto di raccontare la vita degli altri?

Qual è il confine?

E quando raccontiamo, recuperiamo semplicemente il passato o lo riscriviamo stravolgendolo e quindi tradendolo?

Affidiamoci dunque al titolo Un mondo soltanto perché “non esistono più mondi. Ce n’è uno. Uno soltanto” come dirà Rita e ha bisogno di essere raccontato.

Link per l’acquisto: Un mondo soltanto

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