Anna Katharina Fröhlich firma un romanzo incantevole e imprevedibile, un viaggio dall’Europa all’India che celebra le donne, i libri e il diritto di sottrarsi alle vite che gli altri hanno immaginato per noi.
Meglio Erodoto di un marito noioso.
Basterebbe una frase per innamorarsi di La tigre nel giardino, pubblicato da Mondadori: “Ma quale uomo avrebbe potuto intrattenermi la sera, dopo che avevo trascorso il pomeriggio con Erodoto o Sologub?”. In quella domanda c’è già moltissimo della protagonista e dello spirito di un romanzo deliziosamente refrattario alle convenzioni.
La giovane donna che vive a Le Pertuis, nella tenuta provenzale degli zii, potrebbe cercare nel matrimonio una soluzione alla propria solitudine. Preferisce invece i libri, le piante del giardino e la compagnia della zia, splendida figura femminile, anticonformista e intellettualmente curiosa, che l’ha educata alla libertà prima ancora che all’indipendenza.
Poi arriva l’India e il romanzo cambia luce. Un invito conduce le due donne presso una ricchissima famiglia sikh e Fröhlich abbandona le atmosfere sospese della vecchia dimora europea per un mondo sontuoso, colorato, attraversato da rituali, feste e gerarchie sociali. Ma anche qui la protagonista dimostra una salutare incapacità di lasciarsi impressionare da ciò che dovrebbe impressionarla.

Il lusso di scegliere la propria vita.
È questo uno degli aspetti più belli del romanzo: la felicità non coincide mai con ciò che il mondo indica come desiderabile. Non con il matrimonio, non con il denaro, neppure con il fascino quasi fiabesco della nobiltà indiana. La protagonista guarda altrove, con quella curiosità indisciplinata che appartiene a chi ha imparato dai libri che esistono sempre altre possibilità.
E così, in mezzo a tanta magnificenza, a catturare il suo interesse sarà il sorriso di un guidatore di risciò. Non perché Fröhlich voglia costruire l’ennesima favola romantica, ma perché l’imprevisto vale più di qualsiasi destino già confezionato.
La tigre nel giardino possiede una qualità sempre più rara: è un romanzo autenticamente eccentrico. La sua lingua intensa e volutamente briosa, l’ironia, la sensualità dei luoghi e soprattutto le sue due magnifiche protagoniste lo rendono per fortuna difficile da assimilare a molta narrativa contemporanea. Una perla rara che non si può dimenticare.
C’è poi un’idea che attraversa il libro e che ho amato particolarmente: l’entusiasmo come forma di resistenza alla banalità. Leggere, viaggiare, conoscere, lasciarsi sorprendere, rifiutare ciò che non ci somiglia. La libertà, sembra suggerire Fröhlich, può cominciare anche così.
E forse è proprio questo a rendere La tigre nel giardino tanto affascinante: mentre racconta una donna che cerca la felicità, finisce per ricordarci che una vita interessante vale infinitamente più di una vita perfetta.
link per l’acquisto: Anna Katharina Fröhlich – La tigre nel giardino
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