Per le amanti di Jane Austen, ritorna Giovanna Zucca con un nuovo romanzo ispirato all’Inghilterra di primo Ottocento per Fazi Editore.
È l’inverno del 1813. Orgoglio e pregiudizio è uscito da poche settimane, senza firma, ma a Londra il nome dell’autrice gira già. I visconti Wentham, ricchi clienti della banca del fratello di Jane, Henry, la invitano a un ricevimento nella loro residenza di Bloomsbury. Non è il tipo di invito che si può declinare con un sorriso. Jane lo sa e, armata del suo vestito grigio e di un senso critico affilatissimo, si mette in viaggio. Ad accoglierla c’è la cognata Eliza, ex contessa francese, elegante e senza peli sulla lingua, con cui forma una coppia irresistibile. Ad aspettarla ci sono anche i giudizi di una città che parla di libri senza averli letti.
Soprattuto di un manoscritto che sembra essere… scandaloso!
Un racconto senza firma che tutti sussurrano.
Nei salotti si parla di un manoscritto anonimo, audace, passato di mano in mano, il cui stile somiglia moltissimo a quello della “signora” di Orgoglio e pregiudizio. Nessuno l’ha davvero visto, ma tutti hanno un’opinione. La sera del ricevimento qualcuno sta per mostrarlo, e il manoscritto sparisce.
Un amore difficile.
Intanto Jane osserva una giovane donna che sembra uscita dalle sue pagine. È Octavia Langford, figlia di ricchi commercianti, intelligente e poco disposta a chiedere permesso.
Accanto a lei c’è Thomas Wentham, erede libertino che per la prima volta pare aver perso il controllo del gioco. Fra di loro c’è un abisso sociale che Londra non perdona. E sullo sfondo un cronista mondano firma ogni settimana articoli velenosi, e sembra sapere sempre troppo. Chi ha scritto il racconto? E dove arriverà una ragazza che ha deciso di scegliere da sola? Non ve lo diciamo, perchè dovrete scoprirlo voi!

La vera eroina non si chiama Jane.
Il primo merito del romanzo è non trasformare Jane Austen in un’investigatrice in crinolina. Qui Jane è soprattutto testimone: guarda, annota, commenta, a volte tace per proteggere qualcuno. La storia si muove intorno a Octavia, ed è lei a dare al libro il suo cuore. Il romanzo racconta quanto costasse, nel 1813, una donna che decideva per sé, e quanto quella decisione spaventasse più di qualsiasi pagina piccante.
Una Jane Austen in carne, ossa e ironia.
La Jane di Zucca è credibile e piacevolissima da frequentare. Ha la lingua pronta, è insofferente verso le mode, è tenera con chi ama. Le lettere alla sorella Cassandra sono tra le pagine più riuscite del libro, perché hanno il tono pungente e affettuoso delle lettere vere. Molto bella è anche la parte dedicata a Eliza. Il romanzo cambia registro e diventa più intimo, mostrando una Jane che smette di scherzare quando serve.
Cosa ci ha convinto.
I dialoghi sono rapidi e pieni di battute che fanno sorridere davvero, con un umorismo che rende omaggio allo stile di Austen senza scimmiottarlo. Altrettando divertenti, con una punta che sa di pettegolezzo, sono gli articoli del pettegolo Lord Redgrave. Chi ha amato Bridgerton ci ritroverà un sapore familiare senza alcun dubbio. Per quanto riguarda i temi la classe sociale, la reputazione, la libertà femminile e il potere della scrittura sono trattati con leggerezza ma senza superficialità. In ultimo, il finale dove il cerchio si chiude con un colpo di scena elegante, che getta una luce nuova su tutto quello che si è letto.
Dove la penna sembra inciampare.
Per un lettore, ci possono essere dei punti un po’ appannati.Quasi tutti i personaggi parlano per aforismi. Certamente si riprende un linguaggio che richiama l’epoca e i dialoghi di Austen, visti anche nel celebre romanzo, ma alla lunga l’effetto si attenua e le voci tendono ad assomigliarsi e a rallentare l’attenzione del lettore. Se poi si cerca un giallo, come sembra suggerire il titolo, si può restare delusi. Questo perché se si legge con attenzione molte risposte si intuiscono prima della fine e il mistero del manoscritto è risolto. Un altro aspetto è che il romanzo inventa una giovinezza sentimentale piuttosto vivace per Jane e sua sorella Cassandra, che potrebbe far storcere il naso alle austeniane più rigorose. Inoltre, alcune riflessioni sulla condizione femminile suonano poi forse troppo moderne del 1813.
Per chi è questo libro.
È perfetto per chi ama le atmosfere alla Bridgerton, i salotti pieni di veleni educati e le eroine che non abbassano lo sguardo. È ideale anche per chi conosce Jane Austen e vuole immaginarla fuori dalle sue pagine, più umana e più ironica che mai. Non è un romanzo storico rigoroso e non vuole esserlo: è solo una dichiarazione d’amore, scritta con il sorriso, da una scrittrice verso un’altra scrittrice e alla sua idea di libertà.
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