Costumi, corpi, sudore, capelli ingestibili e il diritto sacrosanto di non trasformarsi in un progetto estetico anche ad agosto. Questa estate smettiamo di voler essere “presentabili” a tutti i costi!
C’è un momento, ogni estate, in cui una donna si guarda allo specchio con il costume addosso e pensa che forse sarebbe stato più semplice restare vestita fino a settembre.
Non perché non abbia voglia di mare, di sole, di piscine, di granite mangiate troppo in fretta e sabbia infilata ovunque. Ma perché il corpo femminile, appena comincia a fare caldo, smette di essere soltanto un corpo e torna ad essere una questione pubblica.
È pronto per la prova costume? Ha la pelle abbastanza liscia? Le gambe sono abbastanza toniche? La pancia abbastanza piatta? I capelli abbastanza “naturali”, nel senso molto poco naturali, perché il famoso effetto spiaggia richiede spesso più prodotti di un restauro conservativo?
Estate è libertà.
L’estate, che dovrebbe essere la stagione della libertà, ci viene venduta da anni come un esame. E noi, puntualmente, dovremmo presentarci preparate.
Preparare il corpo, preparare la pelle, preparare i piedi, preparare la ceretta, preparare il guardaroba, preparare persino il trucco waterproof, perché evidentemente anche mentre stiamo galleggiando in acqua dobbiamo dare l’impressione di avere tutto sotto controllo. Non sia mai che qualcuno ci veda con i capelli bagnati, una lentiggine in più e l’aria di una persona che, scandalosamente, sta vivendo.
La cosa curiosa è che gli uomini, in estate, sembrano poter esistere con una serenità quasi rivoluzionaria. Indossano costume, ciabatte e una maglietta stropicciata e nessuno pensa di chiedere loro se abbiano fatto abbastanza addominali per meritarsi il mare. Nessuno suggerisce una dieta detox prima della spiaggia. Nessuno li invita ad amare il proprio corpo, ma solo dopo averlo corretto con un percorso di tre mesi, sei trattamenti e una piccola rata mensile.
E noi donne…
Alle donne, invece, viene chiesto di essere libere nel modo giusto. Di mostrarsi, ma non troppo. Di avere fiducia in sé stesse, purché la fiducia non produca cellulite visibile, rotolini, smagliature o la terribile colpa di non avere voglia di depilarsi il giorno prima di andare al mare.
Il punto, naturalmente, non è che una donna non possa desiderare una crema, una ceretta o un costume che la faccia sentire bella. Il punto è capire se quella scelta nasce dal piacere o dalla paura. Se ci stiamo preparando per noi stesse o per uno sguardo esterno che ci accompagna anche quando nessuno sta davvero guardando.
Perché la più efficace forma di controllo, si sa, è quella che a un certo punto cominciamo a esercitare da sole. Quella voce che ci dice di coprirci un po’, di sederci in un certo modo, di non mangiare troppo davanti agli altri, di scegliere il pareo “per sicurezza”. Come se il nostro corpo dovesse sempre essere corretto, addolcito, filtrato prima di poter occupare uno spazio.
Eppure il corpo non è un biglietto da visita. Non è una dichiarazione di efficienza. Non è la prova che siamo state brave, disciplinate, desiderabili. È il posto in cui viviamo, e d’estate dovrebbe poter respirare.
Non saremo sempre presentabili. Per fortuna.
Forse il gesto più femminista della stagione non è comprare il costume perfetto, ma smettere di credere che esista. Andare al mare anche se non abbiamo perso quei tre chili che ci eravamo promesse. Mettere i pantaloncini anche se le cosce si toccano. Fare il bagno senza preoccuparsi di come apparirà il viso quando riemergeremo. Lasciare che i capelli si gonfino, la pelle si lucidi e la vita faccia il suo mestiere.
Saremo accaldate, spettinate, appiccicose di crema solare, forse persino felici. E una donna felice, quando smette di chiedere scusa per il posto che occupa, è molto più difficile da controllare.
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