Nel terremoto di Amatrice del 2016 Mario Sanna ha perso il figlio Filippo. Da allora ha trasformato il dolore in impegno. Da oltre quaranta giorni, porta avanti uno sciopero della fame per chiedere allo Stato di riconoscere e sostenere le famiglie delle vittime.

Il 24 agosto 2016 Mario Sanna ha perso suo figlio Filippo nel terremoto che ha devastato Amatrice e il Centro Italia.

Filippo aveva ventidue anni e studiava Ingegneria meccanica all’Università dell’Aquila. Sognava di lavorare un giorno alla Ferrari, amava la musica e aveva un legame profondo con i suoi amici. Suo padre lo ricorda come un ragazzo solare, per il quale l’amicizia era uno dei valori più importanti. Sono i dettagli di una vita giovane, piena di progetti e desideri, a raccontare meglio di qualsiasi numero ciò che quella notte è andato perduto.

Da allora Mario, insieme alla moglie Stefania, ha scelto di tenere vivo il ricordo del figlio attraverso un impegno concreto rivolto soprattutto ai giovani. È nata così l’associazione Il Sorriso di Filippo, che sostiene progetti legati alla cultura, allo studio e alla formazione.

Tra le iniziative promosse dall’associazione c’è il Premio Letterario Filippo Sanna, dedicato ai ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Ai vincitori non viene assegnato un premio in denaro, ma un viaggio alla scoperta di città d’arte italiane e straniere. Negli anni Il Sorriso di Filippo ha sostenuto anche le scuole e realizzato progetti per conservare la memoria del terremoto e, soprattutto, delle persone che quella tragedia l’hanno vissuta.

Per Mario e Stefania, tenere vivo il nome di Filippo significa continuare a farlo esistere nel futuro degli altri ragazzi, nelle possibilità offerte loro, nei luoghi che potranno conoscere e nelle esperienze che potranno vivere.

L’altra battaglia.

Accanto all’attività dell’associazione, Mario Sanna porta avanti dal 2017 una battaglia precisa: ottenere l’istituzione di un fondo nazionale per i familiari delle vittime delle calamità naturali.

Dopo il sisma sono stati stanziati oltre tredici miliardi di euro per la ricostruzione delle abitazioni, la ripresa delle attività commerciali e agricole e il recupero di chiese ed edifici pubblici. Eppure, denuncia Sanna, nelle numerose ordinanze emanate nel corso degli anni non è stato previsto un intervento specifico per le famiglie di chi sotto quelle macerie ha perso la vita.

Dal 2017 chiede l’istituzione di un fondo nazionale per i familiari delle vittime delle calamità naturali. Non un provvedimento destinato soltanto alle famiglie colpite dal terremoto del 2016, ma uno strumento permanente, capace di intervenire anche in occasione delle calamità che, inevitabilmente, continueranno a colpire un territorio fragile come quello italiano.

In questi anni Sanna ha incontrato presidenti del Consiglio, ministri e rappresentanti politici. Nel 2020 è stato ascoltato dalla Commissione Ambiente della Camera e sul tema sono state presentate proposte di legge ed emendamenti. Il fondo, tuttavia, non è stato ancora istituito. Esistono inoltre precedenti legislativi relativi ai terremoti del Friuli del 1976 e dell’Irpinia del 1980, quando furono previsti contributi per i familiari delle vittime: norme che, secondo Sanna, potrebbero rappresentare il punto di partenza per colmare il vuoto attuale.

Mario Sanna a RaiNews24
Il quarto sciopero della fame.

Dopo anni di incontri, promesse e tentativi di interlocuzione con le istituzioni, il 1° giugno 2026 Mario Sanna ha iniziato il suo quarto sciopero della fame. Oggi la protesta ha superato i quaranta giorni.

Non è la prima volta che sceglie una forma di protesta così dura. In passato aveva interrotto altri scioperi della fame dopo 15, 21 e 44 giorni, affidandosi agli impegni ricevuti. Questa volta ha deciso che non saranno più le promesse a fermarlo. Nel documento in cui spiega le ragioni della protesta scrive che si fermerà soltanto davanti a “fatti conclamati”.

Quaranta giorni sono un tempo lunghissimo per un corpo, ma sono ancora poca cosa davanti ai quasi dieci anni trascorsi chiedendo che il dolore delle famiglie venga almeno riconosciuto.

È difficile non fermarsi davanti a questa immagine. Un padre che da più di quaranta giorni usa il proprio corpo per costringere le istituzioni a rispondere a una domanda ormai da quasi dieci anni.

La sua non è soltanto una battaglia personale. Mario Sanna chiede che lo Stato riconosca una realtà tanto semplice quanto dolorosa: dopo una calamità si ricostruiscono le case, le strade, le chiese, le scuole, le attività economiche. Ma esistono persone per le quali nulla può essere ricostruito.

Le case possono essere ricostruite, le attività possono ripartire, i paesi possono lentamente tornare a vivere. Per chi ha perso un figlio, un genitore, un fratello o una sorella, invece, non esiste ricostruzione possibile. Ed è proprio da questa ferita che nasce la battaglia di Mario Sanna.

Il Sorriso di Filippo racconta ciò che una famiglia ha saputo creare dopo una perdita inimmaginabile: libri, opportunità, viaggi, cultura, futuro per altri ragazzi. La battaglia di Sanna racconta invece ciò che ancora manca.

Una risposta.

Dopo quasi dieci anni di richieste e oltre quaranta giorni di sciopero della fame, Mario Sanna aspetta ancora una risposta. Non una promessa, questa volta, ma qualcosa che abbia la forza concreta di una legge.

Link per seguire l’associazione: Il sorriso di Filippo

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