Un viaggio espositivo alla scoperta del ruolo della donna, delle sue battaglie e delle sue vittorie in un museo unico, il Museo delle donne a Merano.
Il Museo delle donne di Merano, in Trentino Alto Adige, sito in un ex convento di clarisse, si dichiara essere prima di tutto un’ammissione. Il museo infatti avverte il visitatore che la storia delle donne sarà raccontata da un sensibile punto di vista femminile.
La ragione non è emergere sugli uomini, bensì sottolineare l’uguaglianza con l’altro sesso portando avanti il motto Dalle donne, sulle donne, per tutti. All’interno del museo non ci si limita a descrivere la storia femminile. Si indaga su importanti temi del presente, attraverso una missione in continuo divenire.
Tappe storiche.
È il 1988 quando Evelyn Ortner inaugura a Merano il Piccolo Museo del Vestito e dei Ninnoli, promuovendo la moda dell’epoca con sfilate e mostre itineranti, ottenendo un successo non solo regionale. Alcuni anni più tardi, nel 1993, nasce l’associazione Museo delle donne – La donna nel tempo con conseguente cambio di nome anche al museo.
Nonostante vestiti e oggetti dell’uso quotidiano rimangano il fulcro dell’esposizione, una maggiore attenzione è rivolta all’analisi critica sul ruolo della donna e sugli stereotipi femminili.
Dal 1997 in poi, con la collezione ormai arricchita anche grazie a donazioni, l’obiettivo diventa quello di creare un polo socio-culturale di riferimento non solo per la città, ma anche per la regione. Un luogo non solo dove raccontare storia, ma anche dove fare storia. Nel 2017 il Museo inizia a gestire il blog iodonna.com e l’anno seguente pubblica una prima guida di Merano tutta al femminile.
L’esposizione.
Oggi il Museo è costituito da due piani. Il primo piano ospita la mostra permanente dove la moda è la protagonista principale. Lo scopo è far riflettere su quanto la moda abbia influenzato il ruolo della donna nella società. Attraverso il racconto visivo di abiti che hanno limitato la libertà femminile e altri che hanno dato il via a piccole rivoluzioni sociali, il viaggio nella moda diventa un viaggio nella storia.
Tra un spazio espositivo e l’altro ricorrono pannelli dedicati a figure storiche femminili che hanno contribuito a cambiare il corso della storia. Il piano inferiore, invece, ospita delle mostre temporanee che affrontano temi di attualità correlati alla questione femminile.
In particolare, in questo periodo, il piano è interamente dedicato al delicato, quanto importante, argomento della violenza sessualizzata. Attraverso la storia vera di Hannah e delle sue antenate si analizza il tema della violenza domestica e di come questa si stata ritenuta per molti anni normale.
Il viaggio nella moda femminile.
Il viaggio inizia dal corsetto, il quale nasce nel Rinascimento come imitazione del corsaletto in ferro dei soldati. Il suo scopo era quello di costringere il corpo della donna. Uniformarlo a quello regolare maschile, riducendo quello che era considerato un antiestetico rigonfiamento del seno.
Nonostante negli anni il corsetto diventi sempre più popolare assumendo varianti più seducenti, non cesserà di attuare il suo mero scopo di costrizione del corpo femminile fino alla Prima guerra mondiale. Oggi il corsetto, in versione moderna, più comoda, sta tornando di moda, come accessorio glamour. Non va dimenticato che il suo scopo non è quello di abbellire, bensì di limitare.
Uno spazio espositivo interessante è dedicato al ruolo della donna durante la Grande Guerra. In questo periodo infatti, il ruolo della donna sembra accrescersi involontariamente assumendo una posizione decisiva.
Con gli uomini impegnati al fronte, le donne lavorano nelle fabbriche e nelle protezioni antincendio. Per agevolare questo nuovo ruolo la moda si adegua con l’invenzione di gonne scampanate e accorciate, tute e pantaloni. Tutto sembra far pensare ad un cambiamento radicale nel corso della storia, ma è solo un’illusione.
All’indomani del conflitto mondiale le donne sono nuovamente ricondotte al loro ruolo domestico. Nonostante l’apparente sconfitta la donna è più consapevole di sé stessa, del proprio ruolo e di come deve combattere per affermarlo.

Un breve, ma significativo, passo avanti fatto durante i ruggenti anni Venti
Emerge una donna nuova, sbarazzina, con capelli corti, indipendente e disinibita che balla il charleston con abiti corti e scintillanti. Attraverso un espositore il museo evidenzia la drastica differenza tra la donna degli anni ’20 libera e sfacciata e quella della Seconda guerra mondiale, che si ritrova ad avere abiti corti, simili a uniformi solo per mancanza di stoffa.
Sconvolgente è il dettaglio dell’esposizione che riporta una pubblicità del 1954, in cui si afferma che la donna si pone due domande nella vita: Come devo vestirmi? E Cosa devo cucinare?
L’esposizione museale ripercorre la moda anche degli anni ’60 e ’70 fino a oggi, passando per la rivoluzionaria invenzione della minigonna firmata Mary Quant.
Oltre alla moda, il museo sottolinea anche la nascita e l’avanzamento della conoscenza sessuale. L’emancipazione della donna in termini di prevenzione e precauzione. Uno spazio è dedicato agli interrogativi sempre attuali sulla chirurgia estetica.
Una proposta del museo è un gioco semplice ma utile per i rapporti di sorellanza. Si basa sul far pescare ai visitatori dei bigliettini motivazionali. Recarsi poi in un negozio per inserirli dentro le tasche di abiti in esposizione. Un modo simpatico per mandare un messaggio positivo ad una sorella sconosciuta che magari aveva bisogno di un complimento.
Donne che hanno fatto la storia.
Come accennato, il museo racconta alcune storie di donne che hanno cambiato il corso degli eventi. Un significativo spazio espositivo è dedicato ad Amalia Fleischer, prima donna avvocato del Trentino Alto Adige.
Amalia, nata in Austria il 1885 da genitori ebrei, visse a Merano quando ancora il Sudtirolo era sotto l’impero asburgico. Si laurea in giurisprudenza e, ottenuta la cittadinanza italiana, viene iscritta all’Albo degli Avvocati di Bolzano.
Amalia diviene così la prima avvocata in Sud Tirolo. A seguito delle leggi razziali del 1938, il direttorio del sindacato degli Avvocati e Procuratori di Bolzano cancella il nome di Amalia dall’Albo. Poco dopo Amalia viene arrestata e deportata ad Auschwitz dove si perdono le sue tracce. Soltanto nel 2025 il nome di Amalia viene riammesso simbolicamente all’Ordine degli Avvocati di Bolzano. Affinché la sua tenacia e la sua storia non andassero perdute.
Tra le altre figure storiche ricordate anche quella di Olympe de Gouges, celebre per aver combattuto per la parità dei sessi anche sul piano politico. Nel 1791 scrive infatti una Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina in risposta a quella maschile emanata nel 1789, nella quale dichiara
Nessuno deve essere perseguitato per le sue opinioni, anche di principio; la donna ha il diritto di salire sul patibolo, essa deve avere pure quello di salire sulla tribuna.
Due anni dopo, nel 1793, Olympe viene condannata alla ghigliottina per le sue idee rivoluzionarie e contro la sua natura biologica.
Di tutto un altro prestigio, ma pur sempre interessante da ricordare, è la figura di Josephine Cochrane. Inventrice americana, meritevole di aver inventato e progettato la prima lavastoviglie meccanica nel 1886. L’idea le viene in mente per il semplice fatto che il personale di servizio continuava a rovinare preziose porcellane. Non poteva sapere che la sua invenzione sarebbe divenuta un prezioso aiuto anche per la donna di oggi.
Uno spazio di attualità.
Gli spazi espositivi delle mostre temporanee raccontano temi di attualità, dove il focus centrale è sempre la questione femminile. In questo periodo, ad esempio, la mostra è dedicata alla figura di Hannah. L’ombra della violenza sessualizzata subita dalle sue parenti femminili ha fortemente influenzato la sua vita.
L’Alto Adige era un territorio fortemente patriarcale. Violenza e dominio maschile erano visti come espressioni di virilità, anche fortemente sostenuti dalla Chiesa.
Attraverso la figura di Hanna, quella di sua madre Erika e quella di sua nonna Helga, si ripercorrono le tappe dei cambiamenti legislativi rispetto alla violenza domestica. Si passa infatti ad un tacito accordo con la legge secondo cui la violenza sessualità all’interno del matrimonio non era punibile. Per poi arrivare al traguardo, nel 1996 che considera la violenza domestica un reato punibile penalmente.
Attraversare il percorso espositivo della storia di Hannah, il visitatore è portato a entrare in sintonia con lei. Con le paure e le fragilità di una giovane donna vissuta in un contesto domestico violento e disturbante. Lo scopo non è solo quello di raccontare un passato di violenza, quanto piuttosto evidenziare significativi passi avanti in merito alla questione.
La violenza sessualizzata, diramata in varie forme, che vanno dalla violenza fisica a quella psicologica, non è più considerata normale. Fortemente combattuta e analizzata può permettere a giovani come Hannah di riprendere in mano la propria vita senza lasciarsi condizionare dalla scelte di paura fatte dalle proprie familiari.
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