Una bambina tragicamente soppressa, una storia con molte ombre. Chi era davvero Maria Goretti? Figura devota o strumento della Chiesa?
Maria Goretti nacque a Corinaldo nel 1890 da una famiglia poverissima di agricoltori. Se non fosse per la sua tragica morte, probabilmente nessuno avrebbe mai sentito parlare di una ragazzina, proveniente da una famiglia poco abbiente, quasi totalmente analfabeta e che portava, sul suo corpo, già evidenti tracce di malaria in avanzamento. Tuttavia, Maria Goretti è divenuta simbolo della castità e della purezza, baluardo della cristianità proprio a causa della sua morte.
La bambina, a undici anni, venne infatti uccisa da un vicino di casa, amico di famiglia, Alessandro Serenelli, dopo un tentativo di stupro. Il culto della santa bambina, si diffuse rapidamente nel contesto rurale dal quale la stessa proveniva, fino alla canonizzazione ufficiale del 1950. Non pochi però si sono opposti alla figura della santa bambina, facendo vacillare un emblema di verginità che tanto piaceva alla Chiesa. Ancora oggi, la figura di Santa Maria Goretti rimane celata da ombre fatte di fanatismo, aspra critica e fonti storiche contrastanti.

La martire della purezza.
Nel 1950 Maria Goretti venne proclamata santa e riconosciuta da tutti la martire della purezza. Le motivazioni che spinsero l’allora papa Pio XII alla canonizzazione furono principalmente due: in primo luogo il perdono nei confronti del suo assassino, avvenuto, secondo tradizione su letto di morte. La seconda, più romanzata, fa presa sul desiderio che, secondo l’agiografia, la bambina avrebbe espresso durante la Prima Comunione: quello di morire senza commettere peccati. Non è quindi difficile intuire perché Maria Goretti sia conosciuta come martire della purezza. Come può non essere pura una bambina che perdona il suo assassino e che decide di morire accoltellata pur di non sporcare la propria verginità?
La Santa bambina però doveva avere un volto, per essere venerata dai fedeli, riconosciuta e onorata il 6 luglio. Sembra però che non vi fossero fotografie della piccola Maria Goretti ed è a partire da qui che la storia comincia a scricchiolare. Per tanto tempo circolarono ritratti eseguiti su descrizioni vaghe dei familiari.
Nel 2017 la Chiesa affermò di aver rinvenuto una foto dell’epoca di Maria Goretti, tuttavia, alcuni storici sostengono che la foto ritragga in realtà la sorella più piccola di Maria. Durante il pontificato di papa Francesco, Santa Maria Goretti, è stata associata alla Santa irlandese Dinfna ed è divenuta protettrice delle vittime di stupro.
Questo ulteriore riconoscimento potrebbe essere il risultato di tanti anni di polemica dietro la figura di Maria Goretti. Infatti, per anni, la Chiesa ha elogiato la sua figura, ritenendola per l’appunto pura e senza peccato. Durante l’affermazione del Comunismo, Maria Goretti veniva citata come simbolo di tenacia e esaltata come modello di vita da seguire.
Se da un lato questo faceva sì che si propagasse sempre più il culto di una giovane Santa che ha preferito la morte al peccato, dall’altro destò sospetti e malcontento in storici e attiviste femministe. Infatti, se Maria Goretti è il simbolo della purezza e va osannata per la sua scelta, allora una donna che subisce violenza è nel peccato? È colpevole di essere sopravissuta ma di aver perso la purezza? La risposta resta sospesa, ma un barlume di speranza sembra essersi acceso proprio nel 2017, quando la Santa bambina è divenuta la protettrice di chi subisce violenza.
Le incongruenze storiche.
Si è già accennato al problema della mancanza di documentazioni fotografiche per il culto di Maria Goretti. Ma le incongruenze storiche non sembrano finire qui. Ad accendere la miccia delle polemiche intorno alla figura di Maria Goretti è stato lo storico Giordano Bruno Guerri.
Nel suo libro Povera Santa, povero assassino, del 1984, Guerri accusava la Chiesa di aver strumentalizzato la figura di Maria Goretti al fine di invitare la giovani donne a seguire il suo modello di santità. La Chiesa ha risposto alle critiche, accusando Guerri di essere uno strumento del Demonio che nel proprio libro aveva scritto solo falsità al fine di denigrare la figura di una giovane Santa.
Lungi dal voler giudicare la questione propongo di avallare la tesi secondo cui la verità stia nel mezzo. Infatti, secondo fonti storiche, utilizzate da Guerri, Maria Goretti, prima di morire aveva preso la Comunione soltanto tre volte, mentre la Chiesa aggiunse alcuni episodi e spostò convenientemente la data della Prima Comunione della bambina per giustificare il minor numero di Comunioni prese. Perché questo particolare è importante? A prima vista non lo sarebbe, tuttavia, lo diventa nel momento in cui Maria Goretti viene descritta come pia e devota, perciò sarebbe strano credere che una bimba appartenente ad una famiglia devota frequentasse poco la chiesa.
A mio parere, Guerri non ha mai condannato Maria Goretti, anzi, ha cercato di descriverla per quella che probabilmente era. Una bambina, fragile, umana, proveniente da una famiglia poverissima.
Quanto fosse grande la sua fede, è il caso di dirlo, solo Dio lo sa. Dall’altra parte però è anche bene ricordare che la Chiesa ha giustamente elogiato la figura di Maria, perché una bambina che muore brutalmente a seguito di un tentativo di stupro non è un fatto di poca importanza. Il dubbio cruciale rimane questo: se Maria non avesse resistito, se avesse subito lo stupro, sarebbe stata ricordata? Sarebbe ancora la Santa bambina?

L’omicidio e la confessione di Serenelli.
Le ombre della storia aleggiano anche sopra l’omicidio di Maria. Infatti, Alessandro Serenelli, dopo l’arresto, ha mutato più volte la propria versione sull’accaduto. Non solo, il Serenelli era entrato in casa della bambina già con un coltello in mano, perciò è possibile che l’omicidio fosse già un’opzione, al di là della reazione della piccola. Anche in questo caso, quindi, la storia si spacca in due, sotto lo scricchiolio di testimonianze contrastanti, e ognuno decide da che parte stare.
Una prima tesi, che fa leva sulla primissima confessione di Serenelli, sostiene che Maria, aggredita dal Serenelli, che già più volte aveva tentato degli approcci, abbia resistito alla violenza carnale per non commettere peccato. Questa ipotesi, che si può dire essere quella tradizionale, elogia la purezza di Maria, allineandola perfettamente con la figura di Santa bambina che la Chiesa ha subito delineato in lei.
Una seconda versione dell’accaduto si riferisce ai cambiamenti di testimonianza di Serenelli e vede nell’omicidio di Maria Goretti un significato molto più banale, anche se perfettamente umano. Sembra infatti che la bambina abbia sì istintivamente cercato di resistere, ma non abbia tuttavia preferito la morte alla violenza carnale.
L’omicidio sembra essere il risultato di un tentativo di violenza non andato a buon fine a causa dell’impotenza di Serenelli. Questa è certamente la versione che Guerri ha utilizzato per umanizzare Maria. La domanda sorge spontanea: perché si è sentito il bisogno di umanizzare Maria?
Un brutale femminicidio.
Quale sia la versione reale della storia probabilmente non lo sapremo mai. Una cosa è certa. Il tragico epilogo. Da qualunque lato la si guardi, la storia di Maria Goretti è un brutale femminicidio. Ed è proprio questo il punto fermo della questione. Non importa che Maria abbia resistito coscientemente alla violenza, non importa quanto fosse pia e devota.
Non importa nemmeno quante volte abbia preso la Comunione o quante volte andasse in chiesa. Quello che dovrebbe importare, alla Chiesa come agli storici, è il fatto che una bambina di appena undici anni ha perso la vita per mano di un uomo che la credeva sua.
Riconoscere Maria come la Santa bambina significa dare un modello di purezza ai fedeli. Tuttavia è bene sottolineare che la sua purezza non sarebbe venuta meno se avesse subito la violenza. Perché la colpa, non sarebbe stata sua, ma del suo aggressore. Ecco allora il tentativo di Povera Santa, povero assassino.
Quello di rendere umana una bambina che ha perso la vita e di rendere crudo e reale un fatto per quel che è: un femminicidio. Infatti, quello che molte attiviste in favore dei diritti delle donne hanno notato, nel corso del tempo, è che la Chiesa aveva istituito come modello Maria Goretti per controbilanciare quelle non pure come lei. Come se subire violenza fosse una colpa della vittima, come se non opporre resistenza, non morire, rendesse consenzienti.
Santa, o meno, Maria Goretti resta nella storia come una bambina, una bambina qualunque che si è fidata di una mano amica e ha pagato con la vita. La verità, come suggerivo sta nel mezzo. Chi resiste alla violenza è sceglie la morte è una vittima. Chi cede alla violenza per salvare la vita è una vittima. Non vi sono altre strade e la storia di Maria Goretti è solo uno delle tante storie di femminicidio.
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