Distruggiamo uno stereotipo: la donna difficile non esiste. Ma esiste una donna che ha smesso di rendere tutto più facile agli altri.

A un certo punto della vita, quasi tutte le donne ricevono il medesimo battesimo laico: diventano “difficili”. Succede quando non ridono a una battuta sessista per non mettere in imbarazzo chi l’ha fatta. Quando chiedono di essere pagate il giusto. Quando non rispondono subito a un messaggio. Quando non vogliono fare da madri, psicologhe, segretarie, paciere e pubblico plaudente a uomini perfettamente adulti.

Succede anche quando dicono no senza aggiungere una tesi di laurea a propria discolpa.

Le sentenze.

Ed ecco che arriva la sentenza: è complicata. È rigida. È permalosa. È una che si offende per tutto. È una femminista, parola pronunciata ancora oggi da qualcuno con lo stesso tono con cui si direbbe “ha il morbillo”.

Curiosamente, gli uomini che impongono i propri confini vengono spesso definiti decisi, autorevoli, ambiziosi. Le donne che fanno lo stesso diventano un problema relazionale da risolvere con pazienza, condiscendenza e, possibilmente, un po’ di mansplaining.

Non è un caso. Per secoli alle donne è stato chiesto di essere gradevoli prima ancora che libere. Di non disturbare, non pretendere, non alzare troppo la voce. Di fare spazio agli altri, magari riducendo un poco sé stesse, purché l’atmosfera resti piacevole.

La donna perfetta vs la donna difficile.

La donna perfetta, nell’immaginario patriarcale, non è necessariamente quella più brillante o più felice. È quella che rende la vita degli altri semplice.

È comprensiva anche quando non riceve comprensione. È disponibile anche quando è stanca. È bella, ma senza sembrare troppo consapevole di esserlo. È intelligente, ma non deve correggere nessuno. È autonoma, però non deve far sentire inutile l’uomo che ha accanto. È forte, ma solo fino al punto in cui la sua forza non mette in discussione l’ordine delle cose.

Un’acrobazia notevole, soprattutto se si considera che il premio finale consiste spesso nell’essere giudicate “simpatiche”.

Forse è arrivato il momento di ammettere una cosa: una donna non deve essere comoda per essere degna d’amore, rispetto o ascolto.

Non deve alleggerire ogni conversazione. Non deve sorridere per rassicurare chi le sta davanti. Non deve rimpicciolire una richiesta legittima perché qualcuno la trovi più digeribile. Non deve tradurre la propria rabbia in una forma educata, elegante e rassicurante soltanto per non turbare la sensibilità di chi quella rabbia l’ha provocata.

La rabbia.

La rabbia femminile, del resto, continua a inquietare perché è una forma di lucidità. Arriva quando una donna smette di convincersi che una cosa ingiusta sia normale. Quando si accorge che ha passato anni a giustificare comportamenti che non avrebbe mai tollerato verso un’amica. Quando comprende che la pazienza non è sempre una virtù e che, a volte, è soltanto il nome più elegante dato alla rinuncia.

Essere considerate difficili può allora diventare un piccolo segnale di salute.

Forse significa che non stiamo più facendo da cuscinetto alle maleducazioni altrui. Che non vogliamo più essere la persona che organizza, comprende, media, aggiusta e perdona tutto. Che abbiamo capito quanto sia faticoso essere sempre la più adulta della stanza, soprattutto quando quella stanza è piena di uomini convinti che la maturità consista nel non dover mai rendere conto a nessuno.

Naturalmente non si tratta di trasformare ogni relazione in una guerra. Si tratta di riconoscere che la pace non può dipendere sempre dal silenzio delle donne.

Una donna che parla chiaramente non è aggressiva. Una donna che pretende reciprocità non è egoista. Una donna che si sottrae a una dinamica umiliante non è fredda. Una donna che non vuole più fare da stampella emotiva a chi non fa nulla per reggersi in piedi non è crudele. È una donna che ha imparato a considerare se stessa una persona intera.

E forse è proprio questo che disturba tanto.

Perché una donna intera è più difficile da controllare. Non ha bisogno di essere approvata da tutti, non confonde l’amore con il sacrificio e non considera la propria gentilezza un debito da pagare per ottenere un posto nel mondo.

La prossima volta che qualcuno vi definirà “difficili”, dunque, provate a non scusarvi troppo in fretta.

Magari siete soltanto diventate impossibili da usare.

Entra nella nostra community clicca qui: Newsletter

Sostienici, clicca qui: PINK