Pittrice, poetessa, musa ispiratrice, anima tormentata: la storia di Elizabeth Siddal e di come John Everett Millais la rese eterna
Nata a Londra nel 1829, Elizabeth era una ragazza di una bellezza disarmante, capelli rossi e sguardo fiero. Lavorava in un negozio di cappelli, ma ad un certo punto la sua vita cambiò. Non si ha certezza del come ciò sia avvenuto, ma è indubbio che Elizabeth si avvicinò al circolo dei pittori preraffaelliti. Elizabeth infatti rappresentava pienamente la donna ideale per tale corrente artistica. Bellezza mistica e selvaggia, donna angelicata ed eterea ma anche donna incantatrice e seducente.
Ma Elizabeth non era solo una musa, era anche un’artista e i suoi autoritratti sono una chiara evidenza del suo carattere forte e del suo animo tormentato. In quel fiorente periodo artistico conobbe John Everett Millais e Dante Gabriel Rossetti. Entrambi, nel bene e nel male la resero immortale.
Il celebre dipinto di Ophelia.
Se finora forse il nome Elizabeth Siddal non vi ha fatto pensare a nulla, è probabile che invece conosciate il celebre dipinto del pittore John Everett Millais. Ophelia. L’Ophelia del dipinto non è altro che Elizabeth Siddal, amica e musa dell’artista. La tragica morte di Ophelia nel lago viene dipinta dall’artista con una cura maniacale ai dettagli. È interessante notare come l’esistenza di Elizabeth si intrecci inspiegabilmente con quella di Ophelia.
I fiori che Ophelia regge in mano, che l’accompagnano verso la morte sono anche un richiamo, quasi una profezia del destino di Elizabeth. Le rose rappresentano l’appellativo rosa di maggio dato a Ophelia per esaltarne la bellezza e la giovinezza sfiorite prematuramente.
Le viole rappresentano l’amore vano, mentre salice, margherite e ortiche simboleggiano l’abbandono e il dolore, chiaro richiamo alla storia di Ophelia e al suo amore per Amleto. Inconsapevolmente Millais ha anticipato la sorte di Elizabeth.
Ophelia rappresenta lo specchio di Elizabeth. Anche Elizabeth infatti morirà prematuramente per sua stessa mano e anche il suo amore sarà segnato da dolore e abbandono.
Per realizzare il dipinto, nel 1852, Millais fece immergere Elizabeth in una vasca di acqua gelida riscaldata da flebili candele. Le ripetute e prolungate sessioni di pittura e il fatto che durante una di esse le candele si spensero, causarono lo svenimento di Elizabeth e la conseguente tubercolosi. Da quel momento in poi la salute di Elizabeth fu per sempre compromessa.

L’amore con Rossetti.
Nello stesso anno Elizabeth conosce il pittore Dante Gabriel Rossetti, ne diventa musa e moglie. Il loro amore travolgente, passionale e oscuro ha sicuramente alimentato la precarietà della salute di Elizabeth.
La loro relazione, della durata di dieci anni oggi sarebbe etichettata come tossica. Il pittore infatti la esaltava nei suoi quadri e nelle sue poesie, ma si rifiutò a lungo di sposarla e la tradì ripetutamente, soprattutto durante i lunghi periodi di assenza da Londra di Elizabeth per curare la propria salute.
Nonostante le cure, la salute di Elizabeth era sempre appesa ad un filo. Ciò contribuì a far scaturire in lei una forte dipendenza dal laudano. Rossetti, convinto dalle estreme condizioni della sua amata, la sposò nel 1860.
Un anno dopo Elizabeth diede alla luce una bambina nata morta e questo non fece che alimentare la sua già evidente depressione. L’amore doloroso e il senso di abbandono stavano facendo capolino nella vita di Elizabeth. Ophelia non era più solo un dipinto per il quale aveva posato, ma il suo imminente destino.
Non solo musa.
Nel 1857 Elizabeth aveva cominciato ad esporre i propri disegni e autoritratti. Essi offrono una risposta diretta all’immagine sognante che i pittori avevano di lei. Nei dipinti infatti Elizabeth veniva idealizzata, bellezza fragile e musa ispiratrice. Elizabeth invece si rappresentò con sguardo fiero, diretto verso l’osservatore, evidenziando la propria identità di artista.
Questo atto di forte emancipazione aveva lo scopo di riabilitare sé stessa nel ruolo di pittrice, consapevole di non essere solo una bella figura da contemplare. I suoi dipinti sono onesti, seri e taglienti, ben lontani dalla dolcezza fragile ed effimera che le veniva attribuita. Sembra quasi che con i suoi autoritratti Elizabeth volesse distaccarsi dalla figura di Ophelia.
Fragile, sofferente, tormentata, per approdare ad una soggettività più matura e consapevole. Questo intento sembra però essere rimasto impresso solo nelle tele.
Elizabeth non riuscirà mai davvero a respingere il suo alterego Ophelia. Il destino era già tracciato e sembrava non lasciarle scampo. Se però da un lato la figura di Ophelia sembra aver condannato Elizabeth, dall’altro ha sicuramente contribuito a renderla immortale. Non tanto come musa, come piuttosto eroina romantica, combattiva fino all’ultimo nei confronti di una vita che sembrava non sorriderle più.
L’immortalità di Elizabeth.
Era il 1861 quando Elizabeth, devastata dalla depressione e dalle cicatrici della tubercolosi, decide di porre fine alla sua vita con una potente dose di laudano. Il marito, Dante Rossetti, fa credere che la sua morte sia stato un incidente, per permettere all’amata di ricevere una degna sepoltura.
L’artista nascose tra i lunghi e rossi capelli della moglie un libretto di poesie a lei dedicato, con la promessa che quei versi sarebbero rimasti il loro segreto, segno del loro tormentato quanto indissolubile amore.
Tuttavia, sette anni dopo, Dante Rossetti infranse quella promessa. Corroso dai debiti decise di recuperare il libretto di poesie per pubblicarle. In una notte del 1869, Rossetti e il suo agente Charles Augustus Howell, aprirono la tomba di Elizabeth per recuperare le poesie.
Non si sa se sia leggenda o meno, ma pare che il corpo di Elizabeth non si fosse deteriorato e che i suoi capelli fossero cresciuti a dismisura fino a riempire l’interno della bara. Quest’immagina, cruda ed emblematica allo stesso tempo, sembra evidenziare ancora una volta l’immortalità della figura di Elizabeth. Sembra che Rossetti sia stato successivamente tormentato dal fantasma della moglie che lo rimproverava per aver pubblicato le loro poesie d’amore che sarebbero dovute restare private.
Al di là delle suggestioni Elizabeth Siddal è stata veramente resa immortale da coloro che l’hanno amata, ma che ne sono stati, al tempo stesso, causa della morte. Il pittore Millais nel dipinto Ophelia ha racchiuso il destino di Elizabeth, ma ha saputo altresì esaltarne l’elegante sofferenza.
Il marito Rossetti, pur infrangendo la promessa, ha regalato al mondo versi che parlano di Elizabeth, del suo amore e della sua audacia. Forse, è stato proprio il legame con Ophelia e il loro simile tragico destino a rendere Elizabeth eterna, un’anima pura, piena di tormenti che ha lasciato un segno indelebile nell’arte.
Immagine di copertina: Di John Everett Millais – Google Arts & Culture — Tate Images Pubblico dominio.
Entra nella nostra community clicca qui: Newsletter
Sostienici, clicca qui: PINK





Comments are closed.