Miriana Kuntz è l’autrice del romanzo Black Moor, pubblicato nel 2026 e vincitore del prestigioso premio letterario Stefano Nonnis sotto l’egida dell’editore Jolly Rogers.
Miriana Kuntz è l’autrice del romanzo Black Moor, pubblicato nel 2026 e vincitore del premio letterario Stefano Nonnis sotto l’egida dell’editore Jolly Rogers. Un’opera intensa e profondamente attuale che si rivolge a chi, almeno una volta nella vita, si è sentito fuori posto, inadeguato o invisibile.
Black Moor.
Al cuore della narrazione troviamo Cloe, una giovane donna di diciannove anni, il cui mondo interiore sembra pesare più della realtà che la circonda. Segnata da abbandoni, perdite e un sistema sociale che fallisce nel comprendere e supportare chi è fragile, la protagonista affronta una realtà composta da amicizie complicate, aspirazioni soffocate e una quotidianità incerta sia dal punto di vista emotivo che materiale.
Cloe conduce una lotta profonda e straziante, prima di tutto contro se stessa e poi contro il mondo che le sta intorno. La sua relazione con Davide, dolce ma al tempo stesso travagliata, incarna il disperato bisogno di trovare un luogo d’appartenenza. Tuttavia, il dolore la spinge sempre più verso il margine, fino a portarla a un momento di crisi inevitabile, in cui sarà costretta a fare i conti con chi è veramente.

Con una scrittura schietta e viscerale, Black Moor conduce il lettore attraverso i labirinti delle fratture tipiche dell’adolescenza e del passaggio all’età adulta. Tra profondi dilemmi emotivi, isolamento, e le implacabili pressioni sociali, il romanzo affronta temi universali con un’intensità che non lascia indifferenti.
Cloe conduce una lotta profonda e straziante, prima di tutto contro se stessa e poi contro il mondo che le sta intorno. La sua relazione con Davide, dolce ma al tempo stesso travagliata, incarna il disperato bisogno di trovare un luogo d’appartenenza. Tuttavia, il dolore la spinge sempre più verso il margine, fino a portarla a un momento di crisi inevitabile, in cui sarà costretta a fare i conti con chi è veramente.
Con una scrittura schietta e viscerale, Black Moor conduce il lettore attraverso i labirinti delle fratture tipiche dell’adolescenza e del passaggio all’età adulta. Tra profondi dilemmi emotivi, isolamento, e le implacabili pressioni sociali, il romanzo affronta temi universali con un’intensità che non lascia indifferenti.
Come nasce la tua passione per la scrittura?
La scrittura per me è sempre stata ossigeno, fin da quando sono bambina era come un luogo incantato dove rifigurarmi, dove non provare pena, dove non sentire vergogna, paura.
Sognavo tante carriere, le più strambe e disparate, come il sogno di diventare una contorsionista, ma era solo la stramberia di una bimba, scrivere è rimasta una costante che mi ha accompagnata nell’infanzia con i primi componimenti semplici, nell’adolescenza coi primi scritti seri e i temi premiati, e poi in età adulta quando oltre la narrativa è arrivato anche il giornalismo. Ho unito entrambe le cose e ad oggi è passione, lavoro, e ancora una volta ossigeno.
Di cosa tratta il tuo romanzo di esordio “Black Moor”?
Il mio romanzo d’esordio è una carezza. Mi piace pensare che sia unguento e balsamo per i più fragili. È la storia di una giovanissima, non a caso ho scelto una protagonista così “acerba”, che si ritrova a fare i conti con non solo il proprio mondo interiore fitto di difficoltà, ma anche col pregiudizio sociale.
Cloe è infatti affetta dalla sindrome di Borderline e questo la spinge a sentire le cose in maniera diversa. Questo porta gli altri a non comprenderla, a fraintendere le sue scelte, le sue emozioni, fino ad emarginarla del tutto. Col mio libro ci tengo a sottolineare che essere diversi, che essere un “black moor” in un mondo di pesci rossi, non è un male, ma un valore aggiunto.
A chi consiglieresti di leggere, in particolare, la tua ultima opera?
Il mio libro è in particolare indirizzato ai più giovani, proprio per le tematiche attuali che tratta il mio romanzo. Sempre più giovani non si sentono capiti, sempre più giovani, se un po’ diversi dalla massa, vengono emarginati ed etichettati come “rotti”. Pongo un’attenzione particolare sui disagi mentali, perché non è male solo il male che si vede.
Spesso i mostri più brutti, soprattutto quelli della nostra mente, sono invisibili, e non per questo meno pericolosi. Consiglio quindi questo libro a chi almeno una volta nella vita non si è sentito capito, accettato, amato per quello che si è per davvero.
Hai ottenuto il riconoscimento del premio letterario “Stefano Nonnis” per il tema sociale trasmesso dalla tua opera.
Vincere il premio letterario Stefano Nonnis per me è stata una sorpresa. Credevo che Black Moor fosse forte, ma non pensavo di arrivare prima su tutti. Mi ha molto emozionato ricevere l’email in cui si diceva che la mia opera avesse vinto perché si avverte un “cuore che batte tra le righe”. Non c’è complimento migliore credo per uno scrittore che sentirsi dire che la sua scrittura è vivida, potente, calda.
Questo premio ha significato per me finalmente avere un mio libro, con su scritto il mio nome in copertina, tra le mani. Ha significato che anche “i diversi”, quelli non omologati alla massa, proprio come Cloe, possono avere una loro opportunità di riscatto. Ha significato tirar via qualche sassolino dalla scarpa verso tutti quelli che non ci credevano o che sminuivano il mio sogno. Un sogno, ecco, se dovessi racchiudere tutto quello che ho provato al momento della vittoria, direi proprio “Sogno”.
Quanto è difficile raccontare senza giudicare in particolare per un autore?
Come persona in generale, prima che autrice, non sono una di quelle che ha il facile giudizio. Sono una persona capace di vedere il buono negli altri, anche in chi a volte si fa un po’ fatica nel riconoscerlo. I miei racconti, libri, componimenti, sono scevri dal giudizio perché raccontano la verità dell’essere umano: le sue imperfezioni, i suoi sbagli, e anche la sua luce.
Questo non può mai legarsi al pregiudizio, al giudizio, al commento al veleno. Un bravo autore racconta la verità o la finzione per quella che è, deve limitarsi a fare questo, almeno questo è quello che faccio io.
Parlaci dei tuoi prossimi progetti…
I miei progetti sono essenzialmente legati tutti ai libri. Spero di lavorare sempre come giornalista d’ambito editoriale, occuparmi dei libri degli altri, dargli lustro, voce, senso. Al tempo stesso spero di dare luce anche alle mie creature, farmi conoscere sempre di più dal pubblico, regalare a chi ha dismesso la speranza, nuovi semi. Spero che Black Moor possa essere l’inizio di una lunga lunga strada fatta di inchiostro e carta.
Un tuo sogno come donna e uno come scrittrice.
Come donna spero di risolvermi ed essere felice. Vorrei un mondo pacifico, anche se sembra retorico è quello che vorrei davvero. Vorrei che non ci fosse più odio, prevaricazione, emarginazione.
Vorrei vivere accanto alle persone che amo, fare un lungo lunghissimo pezzo di strada insieme, fino alla fine. Come scrittrice spero solo di non “tramontare”. Spero di essere sui comodini di tanta gente, di diventare la scrittrice preferita di qualcuno, un mito, un esempio. Soprattutto spero che gli altri vedano in me una speranza, e che facciano lo stesso, mettendosi in cammino, lavorando sodo per raggiungere una meta, anche se sembra volerci una vita.
Link per l’acquisto: Black Moor – Kuntz
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