La città non è uguale per tutte. Dimmi dove fai pipì e ti dirò quanto è femminista la tua città. Perché il grado di civiltà di un luogo si misura anche dai suoi bagni.

Possiamo valutare una città contando musei, parchi, piste ciclabili e chilometri di metropolitana. Oppure possiamo porci una domanda decisamente meno solenne: quando siamo fuori casa, dove andiamo in bagno?

Perché una città può dichiararsi inclusiva, sostenibile e intelligentissima, ma se dopo qualche ora bisogna entrare in un bar, consumare qualcosa che non si desidera e sperare che la toilette sia accessibile, forse la progettazione dello spazio pubblico ha dimenticato un dettaglio. Il corpo umano. E, guarda caso, soprattutto quello femminile.

Un problema di urbanistica, non di comodità.

Nel 2025 Shawna Lewkowitz e Jason Gilliland, della Western University in Canada, hanno pubblicato su Urban Affairs Review la revisione sistematica A Feminist Critical Analysis of Public Toilets and Gender.

I ricercatori hanno analizzato diciannove studi condotti in Nord America, Europa, Australia e Nuova Zelanda, valutando disponibilità, accessibilità, costo, sicurezza, privacy e dignità dei servizi igienici pubblici.

Disponibilità, accessibilità, sicurezza e privacy dei bagni pubblici incidono sull’uso reale dello spazio urbano.

La conclusione è molto meno frivola di quanto il tema possa suggerire: la scarsità o l’inadeguatezza dei bagni condiziona la possibilità di frequentare determinati luoghi e perfino i percorsi scelti all’interno della città. Le esigenze legate alle mestruazioni o ad alcune condizioni fisiche possono rendere il problema ancora più evidente.

Per le donne, poi, non esiste quasi mai il lusso dell’improvvisazione: non possiamo arrangiarci ovunque e, quando finalmente troviamo un bagno ma non è pulito, quella che dovrebbe essere una semplice sosta si trasforma in una piccola prova di equilibrismo, con una posizione sospesa che nessun manuale di ginnastica contempla.

Anche la sicurezza conta.

Per molte donne il problema non è soltanto trovare un bagno, ma sentirsi abbastanza sicure da usarlo. Posizione, illuminazione, privacy e possibilità di controllare l’ambiente circostante incidono molto sulla percezione di sicurezza.

Ed è qui che entra in scena un’abitudine che molte donne conoscono benissimo: andare in bagno in due. Non perché abbiamo improvvisamente bisogno di continuare una conversazione davanti allo specchio, ma perché entrare insieme, soprattutto in luoghi isolati o poco frequentati, ci fa sentire più tranquille.

Anche una semplice toilette, insomma, può ricordarci che nello spazio pubblico la libertà di movimento dipende anche da quanto ci sentiamo sicure nel varcare una porta.

E per le persone con disabilità?

Qui la questione diventa ancora più seria. Una revisione pubblicata nel 2025 su Disability & Society ha mostrato come bagni pubblici progettati male o semplicemente inaccessibili possano limitare concretamente la partecipazione sociale delle persone con disabilità, fino a condizionare la possibilità stessa di uscire, viaggiare o restare a lungo fuori casa. In alcuni casi, l’assenza di lettini per adulti e di ausili adeguati costringe le persone a essere cambiate sul pavimento dei bagni pubblici o all’interno delle automobili.

Non basta, insomma, apporre il simbolo internazionale dell’accessibilità sulla porta: uno studio del 2024 condotto su persone che utilizzano sedie a rotelle mostra quanto progettazione, manutenzione e disposizione concreta degli spazi possano rendere un bagno formalmente accessibile molto meno utilizzabile nella realtà.

Sei città, 181 bagni.

Nel 2025 la questione è stata studiata su scala internazionale dal Menstrual Friendly Public Toilet Working Group, progetto coordinato dal programma GATE della Columbia University insieme a ricercatori di istituzioni di diversi Paesi.

Nei nodi di trasporto i servizi sono più numerosi; nelle aree residenziali, invece, la copertura tende a ridursi.

Lo studio Exploring the availability and accessibility of menstrual friendly public toilets in urban spaces, pubblicato su Health & Place da Angela-Maithy Nguyen e altri ricercatori, ha esaminato 181 bagni pubblici a Barcellona, Kampala, Manila, New York, Osaka e Rio de Janeiro.

Sono stati controllati servizi situati in zone commerciali, turistiche, residenziali e nei nodi di trasporto, valutando accessibilità, struttura, pulizia, privacy, sicurezza e presenza di risorse utili durante le mestruazioni.

Il risultato? I nodi di trasporto avevano una maggiore densità di bagni; le aree residenziali erano invece meno servite. E nessuna delle città analizzate eliminava completamente le criticità.

Quando il minimo diventa un lusso.

Il titolo di un secondo studio dello stesso gruppo, pubblicato sempre nel 2025 su Health & Place, è già eloquente: When the basic seems like a luxury — quando ciò che è essenziale sembra un lusso.

Intervistando amministrazioni, associazioni ed esperti nelle sei città, Sarah C. Blake e gli altri autori hanno individuato due ostacoli ricorrenti: complessità burocratica e scarsa priorità attribuita ai bagni pubblici.

La mancanza di servizi adeguati può limitare tempi, percorsi e permanenza delle donne nello spazio pubblico.

In pratica, progettiamo le città pensando a come attraversarle, fotografarle, visitarle, consumarle. Molto meno a come viverci per un’intera giornata.

Eppure poter bere senza fare calcoli, avere le mestruazioni senza organizzare una spedizione logistica o restare fuori casa per ore senza conoscere la mappa segreta dei bar disponibili significa poter abitare davvero lo spazio pubblico.

Forse una città femminista non si riconosce soltanto dai monumenti dedicati alle donne o dagli slogan sui muri.

A volte basta vedere quanto è difficile trovare una porta con sopra scritto “Toilette”.

Fonti.

Shawna Lewkowitz, Jason Gilliland, A Feminist Critical Analysis of Public Toilets and Gender: A Systematic Review, Urban Affairs Review, 61(1), 2025.

Phillippa Carnemolla, Katherine Mackinnon, Simon Darcy, Barbara Almond, Public toilets for accessible and inclusive cities: disability, design and maintenance from the perspective of wheelchair users, Smart and Sustainable Built Environment, 2024. ScienceDirect

Micaela Cappellini, Anche la coda alla toilette è una questione femminista, Alley Oop – Il Sole 24 Ore, 29 gennaio 2020. Leggi l’articolo

Geffen Treiman, Maggie Cheng, Madeline Oswald, “This is not built for me”: A qualitative study of adult-sized changing tables and public restroom accessibility, Disability and Health Journal, 2024.

Angela-Maithy Nguyen et al., Exploring the availability and accessibility of menstrual friendly public toilets (MFPTs) in urban spaces: A global multi-city audit study, Health & Place, 2025.

Sarah C. Blake et al., When the basic seems like a luxury: Menstrual friendly public toilets in six cities, Health & Place, 2025.

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