Caftani, crochet, lino e borse di paglia: perché ogni estate sogniamo di vivere a Ibiza anche quando siamo bloccate nel traffico.
Ogni estate succede la stessa cosa. Apriamo l’armadio, guardiamo i vestiti comprati con entusiasmo a marzo e decidiamo improvvisamente che ci serve un caftano. O una maxi gonna. O una borsa di paglia grande abbastanza da contenere un asciugamano, un romanzo di seicento pagine e forse anche un gatto di medie dimensioni.

Bentornato, Boho Chic.
Il bello è che il Boho Chic non è mai davvero passato di moda. Cambiano i colori, cambiano gli accessori, cambiano le influencer, ma ogni estate torniamo lì: lino, crochet, sandali, collane etniche e quell’aria da donna che ha appena trascorso tre mesi a Ibiza, anche se in realtà sta cercando parcheggio a Fregene.
Forse perché il boho chic non vende semplicemente vestiti. Vende un’immagine. Quella di una donna libera, rilassata, creativa, un po’ artista e un po’ viaggiatrice. Una donna che legge sotto un ulivo, ascolta musica al tramonto e non controlla le email ogni sette minuti.
Insomma, una donna che probabilmente non esiste. Ma che ci piace immaginare.
Le sue radici affondano nell’estetica bohémien, passano per Woodstock e arrivano fino alle icone che hanno reso questo stile immortale, da Jane Birkin a Stevie Nicks. E ogni volta che il mondo diventa più veloce, più digitale e più stressante, il boho chic torna a ricordarci un’idea semplice: rallentare.

Uno stile femminista?
C’è anche un motivo per cui il boho chic viene spesso associato a una certa idea di emancipazione femminile. Nato in ambienti artistici, anticonformisti e controculturali, ha sempre rappresentato un’alternativa ai modelli più rigidi di femminilità.
Non la donna perfetta, impeccabile e costantemente sotto controllo, ma una donna che viaggia, crea, sperimenta, mescola influenze diverse e costruisce da sola la propria identità. Forse è anche per questo che continua a piacerci: perché dietro un caftano o una maxi gonna non vediamo soltanto un capo d’abbigliamento, ma un piccolo simbolo di libertà.
Forse è per questo che continua a piacerci. Non perché sogniamo davvero di vivere in una comune hippie o di trasferirci in un casale in Provenza. Ma perché, almeno per qualche settimana all’anno, ci piace credere che la libertà possa essere racchiusa in un vestito di lino e in un paio di sandali.
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