Scrittrice, giornalista e autrice teatrale, Alma Daddario racconta INTERPLAY – Charlie Parker, le ali del jazz, lo spettacolo da lei scritto che andrà in scena dal 4 al 7 giugno 2026 al Teatro di Documenti di Roma.
Il testo narra dell’ultima fase della vita del celebre musicista, periodo in cui venne avvicinato da un giornalista e critico musicale, Bruno Werner, un uomo che non gli diede tregua, inseguendolo ovunque per strappargli confidenze e segreti, con lo scopo di scrivere una memorabile biografia. Questo fu, nonostante tutto, un incontro da cui nascerà un’imprevedibile e particolare amicizia. Ne parliamo con l’autrice Alma Daddario per Pink Magazine
Cosa ha significato per te immergerti nella storia di Charlie Parker e quali aspetti della sua vita hanno un gancio emotivo con la tua?
Leggendo la biografia di Charlie Parker, sono rimasta colpita dalla capacità creativa prorompente di questo personaggio, che pur non avendo avuto una vita facile, dovuta anche al periodo di grande recessione che l’America stava vivendo in quel periodo, oltre al fatto di aver vissuto un’infanzia povera e priva di padre, è riuscito a trovare la forza grazie alla musica, di creare qualcosa che l’avrebbe reso immortale.
È riuscito a influenzare non solo il modo di fare Jazz, ma è divenuto fonte di ispirazione di una generazione di scrittori, pittori, artisti di ogni genere. Credo nella contaminazione delle arti, nel fatto che potrebbero non esserci confini nello sperimentare la reciproca interscambiabilità. E il teatro potrebbe essere il contenitore ideale di tutto questo. Potrebbe essere questo il filo rosso che mi unisce a questo personaggio, oltre a una grande empatia con persone e cose.
Charlie Parker e la storia della musica jazz
Charlie Parker occupa un posto speciale nella lista di chi ha cambiato il corso del Jazz tradizionale. Insieme a Dizzie Gillespie è stato il maggior artefice di un linguaggio avanzato, cool e ribelle come il be-bop. La sua brillantezza solistica ha generato una serie di imitatori, che non sono mai riusciti a raggiungere il suo livello. Prima del be-bop il Jazz era diventato qualcosa di asservito all’intrattenimento, anche di un pubblico non afroamericano.
Con l’avvento del be-bop le composizioni si sdoganano da questo asservimento, diventano pura espressione del sé, delle sensazioni dell’artista, nel caso di Parker nell’ascolto della natura – il volo degli uccelli per esempio – oltre che nella messa a nudo della sua anima.

Charlie Parker e le donne
Il rapporto con le donne è stato controverso. Certamente nei primi anni puo’ essere considerato una sorta di “collezionista compulsivo”, ma senza cinismo. Era come se avesse la smania di voler vivere tante vite insieme, forse per tutte le privazioni che aveva patito da piccolo, anche di tipo affettivo visto che la madre dovette fargli anche da padre. Non era cinico, lo definirei piuttosto affamato di affetto. A un certo punto, all’apice del successo, e dopo aver subito un ricovero per disintossicarsi da alcol e droga, sposò una donna, sensibile e raffinata: Dedè (così si chiama anche nel mio testo).
Nasce una bimba graziosissima (Dedè era di incarnato chiaro), che viene chiamata Pree. Charlie è al colmo della felicità, sente di aver raggiunto quasi il massimo, nella vita professionale e privata. Purtroppo, la bimba all’età di due anni e mezzo muore: probabilmente per difterite. Di lì, come immaginabile, Charlie ripiomba nel baratro della droga e dell’alcool. Continua a suonare, ma i gestori dei locali cominciano ad evitarlo, perché nei momenti di crisi compie gesti inconsulti, rompe gli strumenti, rovescia i tavoli. Tenta il suicidio quattro volte senza successo. Cerca di disintossicarsi aiutato dall’ultima compagna, una cantante di Jazz di colore.
Oramai non ha più voglia di vivere dopo la morte di Pree. Si lascia andare, e muore per infarto all’età di 34 anni, come Mozart.
Perché hai scelto di raccontare la storia di Charlie Parker attraverso il rapporto che c’era con il giornalista Bruno Werner? Cosa ti ha colpito di questo rapporto?
Avevo in mente una storia che potesse esprimere metaforicamente il contrasto, che esiste dentro ciascuno di noi, ma si riflette anche nella vita sociale e politica, tra irrazionale e razionale, istinto e ragione, semplificando: ragione e sentimento, dove il sentimento è l’istinto, che può condizionare le nostre azioni nel bene e nel male, ma che in taluni individui porta ad aumentare la creatività, che si esprime attraverso l’arte, o meglio le arti.
L’istinto è Charlie ovviamente, la ragione è Bruno, il giornalista, che si stupisce del genio del primo, e cerca di ingabbiarlo nelle categorie tipiche della critica. Vagamente potrebbe essere paragonato al rapporto tra Mozart e Salieri. E debbo dire che sia Ennio Coltorti, nella parte di Charlie, che Massimo Napoli, esprimono perfettamente questi caratteri: li vivono.
Il lavoro con Ennio Coltorti tra autrice e regista
Un rapporto tranquillo. Sono stata fortunata perché, contrariamente ad alcuni registi che sono dei veri e propri manipolatori, che a volte obbligano gli autori (viventi) anche a stravolgimenti o tagli drastici, Ennio mi ha fatto semplicemente notare alcune ridondanze nella prosa, o alcuni termini che potevano essere eliminati per rendere più fluido il linguaggio, che in teatro deve essere più emozionante e immediato rispetto alla prosa da racconto. Questo anche perché il testo gli era piaciuto molto, e lui stesso non ha trovato granchè da correggere.
La collaborazione con Dacia Maraini
Ho conosciuto Dacia tanti anni fa, quando ancora andavo all’Università. Avevo saputo che teneva corsi di scrittura teatrale nello storico teatrino della Maddalena, che purtroppo fu sfrattato poco dopo. Sono stata subito colpita dalla sua affabilità, dalla comunicatività, dalla passione che dimostrava per il teatro.
È nata una collaborazione e anche un’amicizia basata sulla stima reciproca. Ho cominciato a seguirla durante i seminari di drammaturgia, poi lei mi ha chiesto di sostituirla nell’insegnamento, dopo avermi sperimentata su campo, naturalmente. Ne sono stata davvero orgogliosa, e lo sono ancora quando riusciamo a frequentarci (raramente per la verità, dati gli impegni di lei). La ammiro anche per la grande energia e positività che emana.
Cosa hai in programma per il tuo futuro artistico?
Sto lavorando a diversi progetti, che riguardano sia l’editoria che il teatro, ma per scaramanzia non ne parlerei ancora.
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