Dai monumenti alle eroine della storia alle recensioni su Google: perfino quando una donna è scolpita nel marmo, c’è sempre qualcuno pronto a commentarne l’aspetto anziché che cosa abbia fatto.
Google è diventato il luogo in cui recensiamo qualsiasi cosa. Ristoranti, musei, aeroporti, panchine. Persino i monumenti. E fin qui nulla di strano. La sorpresa arriva quando si leggono le recensioni dedicate alle statue delle donne.
Invece di chiedersi chi fosse quella figura, perché le sia stato dedicato un monumento o quale storia rappresenti, molti commenti si soffermano su tutt’altro. «Non è bella», «Sembra triste», «Potevano farla più femminile», «Ha un’espressione inquietante». Come se il valore di una donna, anche quando è scolpita nel bronzo, dipendesse ancora dal suo aspetto.
Naturalmente ci sono anche recensioni ironiche e spiritose, ma il meccanismo è curioso: davanti a una statua maschile si parla spesso dell’impresa, della battaglia, del personaggio storico. Davanti a una donna, invece, il giudizio estetico continua ad avere un peso sorprendente.
Non è difficile capire perché. Per secoli le statue degli uomini hanno celebrato imprese, guerre, invenzioni, potere. Quelle dedicate alle donne, molto più rare, sono state spesso osservate prima come corpi che come simboli. Così, anche quando rappresentano una scienziata, una regina, una scrittrice o un’eroina civile, c’è chi continua a chiedersi se il volto sia abbastanza gradevole, se l’espressione sia troppo severa o se lo scultore avrebbe dovuto renderla “più bella”.

Riflesso involontario di un’abitudine molto antica.
È un riflesso quasi automatico: davanti a un uomo ci domandiamo cosa abbia fatto; davanti a una donna, ancora troppo spesso, come appaia.
Per troppo tempo le donne sono state osservate prima ancora che ascoltate. Ammirate, criticate, descritte, ma non sempre comprese. E, a quanto pare, questa abitudine sopravvive perfino nell’epoca delle recensioni online.
Forse è proprio questa la recensione che dovremmo imparare a scrivere meno o a non scrivere affatto. Propendo per quest’ultima ipotesi, come recita l’antico detto (ma anche Il cortegiano): Un bel tacer non fu mai scritto. Non solo davanti a un monumento, ma anche nella vita quotidiana. Perché ogni volta che il primo istinto è giudicare l’aspetto di una donna anziché la sua storia, stiamo raccontando molto più di noi che di lei.
La prossima volta che vi fermerete davanti a un monumento dedicato a una donna, provate a fare un piccolo esperimento. Prima di chiedervi se vi piace, chiedetevi chi era. Potreste scoprire che la sua storia è molto più interessante della posa scelta dallo scultore.
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