Un giallo che sa di salsedine e limoni, ambientato in una Cetara che è quasi un personaggio a sé. Arturo Panaccione mescola indagine, ironia e sentimento in un romanzo corale dal ritmo volutamente rilassato, edito da Officine Pindariche.

Sulla spiaggia dei limoni, poco fuori Cetara, lungo al costiera amalfitana, viene ritrovato il corpo di Ester Manna. A indagare è il tenente dei carabinieri Ettore Calabria, scapigliato e diretto, affiancato dall’appuntato Fouad.

Le prime piste portano verso Sergey Aldonov, il “russo” del titolo: uomo affascinante e sfuggente, amico di vecchia data della famiglia di Ambra, la psicologa del paese che diventerà via via la spalla, e poi una presenza importante, del tenente. Quando una seconda donna, Tiziana Spada, muore in circostanze altrettanto sospette, con lo stesso inquietante dettaglio di una frasca di limone lasciata accanto al corpo, il cerchio dei sospetti si allarga a un intero paese di personaggi con qualcosa da nascondere.

Ambra.

Parallelamente all’indagine, il romanzo segue Ambra alle prese con il proprio passato: il padre Tancredi, pittore, scomparso in mare anni prima su una barca a vela, e vecchi diari che riaffiorano per stravolgere certezze. Le due linee, quella poliziesca e quella più intima,  corrono per tutto il libro fino a un finale che scioglie il giallo senza necessariamente chiudere ogni porta aperta sui personaggi.

Un quadro di colori.

La cifra del romanzo è la prosa lirica e molto visiva: albe, terrazze di limoni, il mare della costiera raccontato con minuziosi dettagli sensoriali. Panaccione alterna questi passaggi contemplativi a un narratore che interrompe spesso il racconto con battute, digressioni e commenti, in uno stile ibrido fra il giallo, il romanzo di costume e la commedia. La galleria di personaggi è ampia e i dialoghi, specie quelli dell’appuntato Fouad, giocano molto sul registro comico-dialettale della costiera.

La forza dell’ambientazione

L’ambientazione è probabilmente il punto di forza maggiore: Cetara e la costiera amalfitana sono restituite con un’attenzione sensoriale (luce, mare, cibo, dialetto) che rende il romanzo quasi un piccolo ritratto di paese oltre che un giallo. Anche il cast, pur numeroso, è caratterizzato con brio, e l’ironia diffusa alleggerisce un genere che a volte tende al cupo. Apprezzabile anche la scelta di intrecciare al caso poliziesco un secondo filo narrativo, quello di Ambra e del padre scomparso, che dà spessore emotivo oltre il semplice meccanismo dell’indagine.

Un giallo insolito.

Chi cerca un giallo serrato, con ritmo incalzante e pochi fronzoli, però, potrebbe trovare la struttura dispersiva: le continue digressioni del narratore e le tante sottotrame, come ad esempio il russo, la spedizione scientifica della goletta Ethikos o il passato di Ambra, rallentano diverse volte il filo dell’indagine principale. Il cast molto folto, presentato tutto in apertura, richiede un po’ di pazienza prima di orientarsi. Infine alcune linee narrative, in particolare quella legata a Sergey, restano volutamente sospese più che risolte, il che può soddisfare chi ama i finali aperti e lasciare interdetti i lettori più affezionati alla logica stringente del giallo classico.

Un libro per l’estate.

Alla fine, però, questo romanzo che raccoglie al suo interno diverse declinazioni di genere, porta il lettore in uno spazio meraviglioso, una perla del nostro Paese. Rompe la tranquilla quotidianità della vita turistica perché omicidi, intrighi e pettegolezzi sono ovunque. Consigliato per una lettura estiva in alternativa ai classici generi estivi.

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