In un mondo distrutto dalla guerra, Irene Rossi racconta la più rivoluzionaria delle resistenze: scegliere ancora di prendersi cura degli altri.

Ci sono romanzi per ragazzi che intrattengono. E poi ci sono quelli che lasciano addosso una domanda. Futuro di Irene Rossi per Einaudi Ragazzi appartiene alla seconda categoria: un libro che parla di guerra senza trasformarla in spettacolo, e che sceglie invece la strada più difficile, quella dell’umanità.

In una città ridotta a polvere e silenzio, quattro ragazzi sopravvivono come possono, aggrappandosi a un piccolo orto, a gesti minimi, alla fame ostinata di normalità. Poi arriva un neonato trovato tra le macerie. E da quel momento tutto cambia. Perché quel bambino non è soltanto una vita da salvare: è il simbolo fragile e potentissimo di ciò che resta quando il mondo sembra aver perso ogni senso.

Irene Rossi costruisce una storia essenziale e dolorosa, ma mai cinica. Anzi: ciò che colpisce è proprio la delicatezza con cui riesce a parlare ai più giovani di temi enormi, guerra, perdita, fame, paura, senza togliere spazio alla speranza.

C’è qualcosa, in queste pagine, che ricorda le grandi distopie umaniste: l’idea che il futuro non si costruisca con gli eroi invincibili, ma con chi continua a proteggere la vita anche quando tutto intorno spinge verso la distruzione.

Ed è forse questo il cuore più bello del romanzo: la cura come atto rivoluzionario. In un tempo storico in cui persino gli adulti sembrano assuefatti alle immagini dei conflitti, Futuro ricorda ai lettori, giovani e non, che conservare gentilezza, empatia e senso di comunità è già una forma di resistenza.

Un esordio sorprendentemente maturo, intenso e necessario. Uno di quei libri che andrebbero fatti leggere nelle scuole non per “insegnare qualcosa”, ma per ricordare che senza immaginazione, solidarietà e compassione non esiste nessun futuro possibile.

Link per l’acquisto: Futuro – Rossi

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