Intrighi perfetti, grandi avventure, ragazze terribili, humour inglese e una sola concessione al romanzo monumentale: l’estate è il momento ideale per recuperare i classici che non chiedono sacrificio, ma piacere.
C’è un equivoco che va chiarito una volta per tutte: i classici non devono necessariamente pesare quanto una valigia da stiva, né obbligarci a una concentrazione monastica mentre il vicino di ombrellone urla al telefono e qualcuno tenta di vendere cocco fresco a cinque euro.
Anzi, l’estate è forse il momento migliore per leggerli. Basta scegliere quelli giusti: romanzi che raccontano misteri, avventura, ragazze indisponenti, famiglie stravaganti, amori estivi, cavalieri, vendette elaborate per anni e almeno un fantasma con problemi di autostima.
Anche gli editori sembrano averlo capito. Oscar Mondadori sta rinnovando la propria immagine, con una veste più pop e contemporanea per molti titoli del catalogo, mentre Rusconi continua a rilanciare i grandi classici in edizioni economiche e ben riconoscibili, dalla Grande Biblioteca Rusconi alla Biblioteca Ideale Tascabile. Insomma: il classico non deve sembrare un oggetto che abbiamo comprato per far credere agli ospiti di aver letto Proust.

Tra le uscite più interessanti di Oscar Cult per Mondadori c’è Vorrei trascorrere una domenica da uomo. Scritti sulle donne e il loro ruolo nella società di Alba de Céspedes. Non è un romanzo, ma merita una valigia tutta sua. De Céspedes scrive di lavoro, autonomia, matrimonio, desiderio, maternità e libertà con quella lucidità che rende certi testi molto meno datati di parecchie opinioni maschili ascoltate ieri sera a cena. È uno di quei libri da leggere lentamente, con la matita accanto, per poi chiuderlo e pensare: ecco, appunto.
I gialli da ombrellone, ma con più classe di molti thriller contemporanei.
Agatha Christie è un classico estivo da sempre. Forse perché i suoi romanzi hanno il ritmo perfetto per una giornata lenta: un delitto, una casa di campagna, una famiglia apparentemente rispettabile, una persona che mente troppo bene e Poirot che osserva tutti con l’aria di chi ha già capito tutto ma vuole farci soffrire un po’.

La nuova edizione Oscar Mondadori di L’assassinio di Roger Ackroyd è bellissima e merita di finire nella borsa mare. È uno dei romanzi più ingegnosi di Agatha Christie, perfetto da leggere senza cercare nulla prima, senza recensioni, senza commenti, senza quell’amica che dice “oddio, quello ha un finale pazzesco” e vi rovina metà dell’esperienza con quattro parole.
Accanto a Christie, metterei Josephine Tey e La figlia del tempo. Non è il solito giallo: l’ispettore Alan Grant, costretto a letto, comincia a indagare su Riccardo III e sulla leggenda che lo vuole assassino dei nipoti. È un romanzo storico travestito da detective story, o forse il contrario. Scorre benissimo, è intelligente e ha quella qualità rara dei libri che riescono a farti venire voglia di cercare informazioni senza sembrare un compito delle vacanze.

E poi Arthur Conan Doyle, naturalmente. Sherlock Holmes sotto l’ombrellone è sempre una garanzia, soprattutto Il segno dei quattro, con il suo tesoro indiano, inseguimenti, segreti e quell’energia da romanzo d’avventura che molti libri contemporanei cercano disperatamente di ricreare con tre serial killer e una madre traumatica.
Per chi vuole una vacanza con cavalieri, tesori e vendette assolutamente sproporzionate.
Se avete voglia di una storia che vi tenga compagnia per più giorni senza diventare un impegno sindacale, ci sono L’avvelenatrice. Il romanzo della marchesa di Brinvilliers e Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas.

Il primo è forse il meno conosciuto. Da lui pubblicato nella serie “Delitti celebri” dedicata ai più efferati assassini della storia passati agli onori della cronaca. È la storia vera della marchesa di Brinvilliers, detta anche “La dama dei veleni”, famosa avvelenatrice del Seicento: bella, di fattezza minute, regale, indecifrabile, consumava i suoi delitti con implacabile cinismo. La trama veloce della narrazione, le vivide descrizioni e gli inattesi colpi di scena vi conquisteranno fino in fondo il rimorso.
Il conte di Montecristo è più lungo, ma non è pesante. È una gigantesca fantasia di vendetta, denaro, tradimenti e identità false, scritta con una capacità di intrattenere che farebbe impallidire metà delle serie televisive. Edmond Dantès viene distrutto, scompare, ritorna ricco e decide che il perdono può aspettare. Per molto tempo. Forse troppo. Ed è proprio questo il divertimento.
Per chi vuole ridere, ma davvero.
Uno dei libri più adatti all’estate è La fattoria delle magre consolazioni di Stella Gibbons, pubblicato da Astoria nella collana Vintage. È una parodia irresistibile dei romanzi inglesi cupi, rurali e pieni di famiglie maledette. La giovane Flora Poste, rimasta senza genitori e senza denaro, va a vivere da parenti in una fattoria dove tutti hanno traumi, fissazioni e comportamenti che renderebbero necessario almeno un consulto psichiatrico collettivo. Flora, invece, vuole solo mettere ordine. E naturalmente peggiora tutto, o forse lo salva.

Poi c’è Il fantasma di Canterville di Oscar Wilde, il classico perfetto per chi vuole leggere qualcosa di breve, brillante e molto più cattivo di quanto sembri. Il povero fantasma cerca di terrorizzare una famiglia americana, ma loro reagiscono come se avessero trovato una perdita nel bagno. Wilde prende in giro il gotico, l’Inghilterra, gli americani, il denaro, il buon gusto e perfino la morte. Una lettura da pomeriggio, magari dopo pranzo, quando il cervello richiede eleganza ma non fatica.
E se vi piace l’umorismo inglese con un lato più feroce, scegliete Le ragazze di pochi mezzi di Muriel Spark. È breve, sofisticato e divertentissimo, ambientato in una pensione londinese del dopoguerra abitata da giovani donne senza soldi, con pochi vestiti, grandi ambizioni e una capacità notevole di sopravvivere a tutto. Spark sa essere crudele con una leggerezza che non ha niente di frivolo.
Per chi vuole un’estate francese, malinconica e bellissima
Bonjour tristesse di Françoise Sagan è il classico estivo per eccellenza. Mare, sole, una ragazza egoista e intelligentissima, un padre troppo seducente, una donna che prova a mettere un po’ d’ordine nella vita degli altri e naturalmente viene punita per questo.

È breve, luminoso, spietato e molto meno leggero di quanto sembri. Cécile è una delle adolescenti più memorabili della letteratura, non perché sia buona o esemplare, ma perché è viva, contraddittoria, viziata, lucida e terribilmente capace di capire ciò che fa mentre lo fa.
È un romanzo che si legge in un giorno, ma resta addosso per molto più tempo. Come certe estati che all’inizio sembrano soltanto belle.
E poi c’è Anna Karenina, l’unica concessione al grande romanzo totale.
Una sola eccezione al principio per cui sotto l’ombrellone non bisogna soffrire: Anna Karenina di Lev Tolstoj.
Rusconi la ripropone nel 2026 nella Grande Biblioteca Rusconi, in edizione integrale di 672 pagine. È un tomo, sì. Non fingiamo che sia un librettino da leggere tra un bagno e una granita. Però è anche uno dei romanzi più coinvolgenti mai scritti: amori, adulteri, gelosie, matrimoni sbagliati, donne che cercano spazio, uomini incapaci di capirle, famiglie devastate con una precisione chirurgica.

Va letto senza fretta, magari la sera, quando la spiaggia si svuota e finalmente nessuno vi chiede se avete portato il pallone. E forse non va nemmeno presentato come “il classico impegnativo”. È il romanzo perfetto per chi vuole una storia grande, piena di vita e di disastri umani, cioè esattamente il motivo per cui leggiamo.
I classici estivi non devono essere libri “facili” nel senso di sciocchi. Devono avere voce, ritmo, piacere, personaggi memorabili. Devono farti perdere la cognizione del tempo, non ricordarti che devi timbrare un cartellino.
Quindi mettete in valigia un delitto di Agatha Christie, un’indagine di Josephine Tey, una vendetta di Dumas, una ragazza terribile di Sagan, gli abitanti di una fattoria folle di Stella Gibbons e magari Anna Karenina, perché ogni tanto anche sotto l’ombrellone ci piace soffrire, ma con stile.
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